Parafrasi e Analisi: "Canto III" - Purgatorio - Divina Commedia - Dante Alighieri


Immagine Dante Alighieri
1) Scheda dell'Opera
2) Introduzione
3) Testo e Parafrasi
4) Riassunto
5) Figure Retoriche
6) Personaggi Principali
7) Analisi ed Interpretazioni
8) Passi Controversi

Scheda dell'Opera



Autore: Dante Alighieri
Prima Edizione dell'Opera: 1321
Genere: Poema
Forma metrica: Costituita da tre versi di endecasillabi. Il primo e il terzo rimano tra loro, il secondo rima con il primo e il terzo della terzina successiva.


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Introduzione



Il Canto III del Purgatorio nella Divina Commedia si svolge nell'Antipurgatorio e presenta il dialogo tra Dante e le anime di coloro che, sebbene scomunicati, si sono pentiti in punto di morte, ottenendo così il perdono divino. Questo perdono, manifestazione della misericordia infinita di Dio, va oltre la comprensione della ragione umana. Il Canto può essere suddiviso in tre parti principali:
Il dialogo tra Dante e Virgilio: Qui si affrontano questioni teologiche e dottrinali, con particolare attenzione ai limiti della conoscenza umana. Questo tema si collega al Canto I dell'Inferno, dove la "selva oscura" simboleggia lo smarrimento dell'uomo che si affida solo alla ragione, e al Canto XXVI dell'Inferno, dove il "folle volo" di Ulisse rappresenta la punizione per aver oltrepassato i confini imposti alla conoscenza umana.
L'incontro con le anime degli scomunicati: Questo momento sottolinea l'immensa misericordia divina, che supera qualsiasi limite umano.
Il dialogo con Manfredi: Figlio dell'imperatore Federico II di Svevia, Manfredi racconta la sua storia, che Dante utilizza per criticare il papato. In particolare, denuncia l'uso strumentale della scomunica da parte della Chiesa, spesso impiegata per fini politici, in contrasto con il giudizio divino.


Testo e Parafrasi



TestoParafrasi
Avvegna che la subitana fuga
dispergesse color per la campagna,
rivolti al monte ove ragion ne fruga,
Sebbene l'improvvisa fuga avesse fatto disperdere tutte le anime
per la pianura circostante, in direzione di quel monte
dove la giustizia divina ci purifica con adeguate punizioni,
i' mi ristrinsi a la fida compagna:
e come sare' io sanza lui corso?
chi m'avria tratto su per la montagna?
io riuscii a riunirmi alla mia fidata guida:
come avrei potuto correre senza di lui?
chi mi avrebbe condotto su per la montagna?
El mi parea da sé stesso rimorso:
o dignitosa coscïenza e netta,
come t'è picciol fallo amaro morso!
Virgilio sembrava si rimproverasse da sé, per la
debolezza mostrata: oh coscienza limpida e piena di dignità,
quanto amaro ti può apparire ogni tuo minimo errore!
Quando li piedi suoi lasciar la fretta,
che l'onestade ad ogn' atto dismaga,
la mente mia, che prima era ristretta,
Quando i suoi piedi rallentarono il passo, terminando la fuga,
che toglie dignità ad ogni azione,
la mia mente, che prima era concentrata su un unico pensiero,
lo 'ntento rallargò, sì come vaga,
e diedi 'l viso mio incontr' al poggio
che 'nverso 'l ciel più alto si dislaga.
allargò il proprio orizzonte, spinta dal desidero di nuove
conoscenze, e rivolsi quindi lo sguardo verso il monte, che si
slanciava alto, più della spiaggia circostante, verso il cielo.
Lo sol, che dietro fiammeggiava roggio,
rotto m'era dinanzi a la figura,
ch'avëa in me de' suoi raggi l'appoggio.
Il sole, che splendeva rosso mie spalle,
aveva i suoi raggi interrotti davanti alla mia figura,
trovando in me un ostacolo.
Io mi volsi dallato con paura
d'essere abbandonato, quand' io vidi
solo dinanzi a me la terra oscura;
Mi volsi di lato con la paura
di trovarmi solo, abbandonato, quando vidi proiettata in terra
davanti a me la mia sola ombra;
e 'l mio conforto: «Perché pur diffidi?»,
a dir mi cominciò tutto rivolto;
«non credi tu me teco e ch'io ti guidi?
Virgilio mi confortò: "Perché non hai fiducia in me?"
cominciò a dirmi, premuroso nei miei confronti;
"Credi che non sarò al tuo fianco e che non ti guiderò?
Vespero è già colà dov' è sepolto
lo corpo dentro al quale io facea ombra;
Napoli l'ha, e da Brandizio è tolto.
La sera è ormai giunta là dove si trova sepolto
il corpo dentro al quale potevo anch'io creare un ombra;
ora il mio corpo è a Napoli, prima era a Brindisi.
Ora, se innanzi a me nulla s'aombra,
non ti maravigliar più che d'i cieli
che l'uno a l'altro raggio non ingombra.
Quindi se davanti a me non vedi nessuna ombra,
non provare più sorpresa di quanta tu possa provarne per il fatto
che i cieli non impediscono l'uno all'altro il passaggio dei raggi solari.
A sofferir tormenti, caldi e geli
simili corpi la Virtù dispone
che, come fa, non vuol ch'a noi si sveli.
A sentire l'effetto del tormento causato dal caldo e dal freddo,
questi corpi sono preparati dalla potenza di Dio, che non
vuole mai che venga a noi rivelato come riesca a fare ciò.
Matto è chi spera che nostra ragione
possa trascorrer la infinita via
che tiene una sustanza in tre persone.
Solo un pazzo può sperare che la ragione umana
possa comprendere la logica divina, la quale tiene
in tre distinte persone una unica sostanza.
State contenti, umana gente, al quia;
ché, se potuto aveste veder tutto,
mestier non era parturir Maria;
Uomini, cercate di accontentarvi dei fatti, senza pretendere
di conoscere anche i motivi; perché, se aveste potuto conoscere
tutto, Maria non avrebbe dovuto partorire il figlio di dio;
e disïar vedeste sanza frutto
tai che sarebbe lor disio quetato,
ch'etternalmente è dato lor per lutto:
e avreste dovuto vedere, continuare a desiderare la conoscenza senza alcun successo,
uomini di un tale ingegno che, fosse stato possibile, avrebbero sicuramente potuto
soddisfare il loro desiderio, che si è invece trasformato nella loro eterna pena.
io dico d'Aristotile e di Plato
e di molt' altri»; e qui chinò la fronte,
e più non disse, e rimase turbato.
sto parlando di Aristotele e di Platone
e di molti altri." Detto questo chinò il capo,
non disse più nulla ed apparve turbato.
Noi divenimmo intanto a piè del monte;
quivi trovammo la roccia sì erta,
che 'ndarno vi sarien le gambe pronte.
Nel frattempo eravamo giunti ai piedi del monte;
ci trovammo di fronte una parete tanto ripida che le gambe si
sarebbero stancate inutilmente nel tentativo di scalarla.
Tra Lerice e Turbìa la più diserta,
la più rotta ruina è una scala,
verso di quella, agevole e aperta.
Il più selvaggio ed il più ripido pendio sulla costa tra Lerici
e La Turbie, è in confronto
a quella rupe una agevole ed ampia scalinata.
«Or chi sa da qual man la costa cala»,
disse 'l maestro mio fermando 'l passo,
«sì che possa salir chi va sanz' ala?».
"Chi può sapere ora da che parte diventa meno rigido il pendio",
disse la mia guida fermandosi pensieroso,
"così che possa salire al monte anche chi non può volare?"
E mentre ch'e' tenendo 'l viso basso
essaminava del cammin la mente,
e io mirava suso intorno al sasso,
Nel frattempo che, tenendo bassa la propria testa,
lui rifletteva su un possibile percorso
ed io osservavo la parte alta di quel monte,
da man sinistra m'apparì una gente
d'anime, che movieno i piè ver' noi,
e non pareva, sì venïan lente.
alla mia sinistra mi apparve una folla di
anime che muovevano i propri piedi verso di noi,
pur sembrando ferme, tanto lentamente procedevano.
«Leva», diss' io, «maestro, li occhi tuoi:
ecco di qua chi ne darà consiglio,
se tu da te medesmo aver nol puoi».
Dissi a Virgilio: "Maestro, solleva il tuo sguardo:
ecco arrivare qualcuno che potrà indicarci la via per salire,
se tu non riesci a trovarla da solo."
Guardò allora, e con libero piglio
rispuose: «Andiamo in là, ch'ei vegnon piano;
e tu ferma la spene, dolce figlio».
Virgilio vide il gruppo di anime e, con espressione libera da preoccupazioni,
rispose: "Andiamo noi là da loro, perché esse
procedono troppo lente; e tu rafforza la speranza, caro figliolo."
Ancora era quel popol di lontano,
i' dico dopo i nostri mille passi,
quanto un buon gittator trarria con mano,
Quella folla di anime ara ancora lontana da noi,
anche dopo che eravamo avanzati verso loro di molti passi,
per una distanza pari a quella che un buon tiratore può coprire con un sasso,
quando si strinser tutti ai duri massi
de l'alta ripa, e stetter fermi e stretti
com' a guardar, chi va dubbiando, stassi.
quando le vidi stringersi tutte introno alle dure rocce
di quell'alto pendio, e stare immobili e vicine, come si sofferma
a guardarsi in giro chi procede incerto sulla via da seguire.
«O ben finiti, o già spiriti eletti»,
Virgilio incominciò, «per quella pace
ch'i' credo che per voi tutti s'aspetti,
"Oh anime morte in grazia di Dio, spiriti ormai eletti",
cominciò a dire Virgilio, "in nome di quella pace
che credo tutti voi vi aspettiate di ottenere,
ditene dove la montagna giace,
sì che possibil sia l'andare in suso;
ché perder tempo a chi più sa più spiace».
indicateci dove la montagna diviene meno ripida,
e rende quindi possibile la sua scalata;
perché a chi ha più conoscenza più dispiace perdere tempo."
Come le pecorelle escon del chiuso
a una, a due, a tre, e l'altre stanno
timidette atterrando l'occhio e 'l muso;
Come le pecorelle escono dall'ovile
una, a due, a tre per volta, e le altre stanno ferme,
timorose, tenendo il muso e lo sguardo a terra;
e ciò che fa la prima, e l'altre fanno,
addossandosi a lei, s'ella s'arresta,
semplici e quete, e lo 'mperché non sanno;
e ciò che fa la prima lo fanno anche le altre,
stringendosi intorno a lei se lei si arresta,
docili e serene, senza sapere il perché delle proprie azioni;
sì vid' io muovere a venir la testa
di quella mandra fortunata allotta,
pudica in faccia e ne l'andare onesta.
così vidi io una anima muoversi la prima linea
di quella mandria fortunata, di quella folla fortunata,
umile nell'espressione del volto e decorosa nell'andatura.
Come color dinanzi vider rotta
la luce in terra dal mio destro canto,
sì che l'ombra era da me a la grotta,
Non appena le prime anime videro interrotta
in terra la luce del sole alla mia destra,
formando un'ombra che dal mio corpo arrivava fino alla roccia,
restaro, e trasser sé in dietro alquanto,
e tutti li altri che venieno appresso,
non sappiendo 'l perché, fenno altrettanto.
si fermarono ed indietreggiarono un poco,
e tutte le altre che procedevano dietro di loro
fecero altrettanto, non sapendo la motivazione di quel gesto.
«Sanza vostra domanda io vi confesso
che questo è corpo uman che voi vedete;
per che 'l lume del sole in terra è fesso.
"Senza che voi me lo dobbiate domandare, vi rivelo
che questo che vedete è un corpo in carne ed ossa;
e perciò la luce del sole viene interrotta sul terreno.
Non vi maravigliate, ma credete
che non sanza virtù che da ciel vegna
cerchi di soverchiar questa parete».
Non vi meravigliate, ma credete al fatto che
è con l'aiuto di un potere divino che
cerchiamo di scalare questa parete."
Così 'l maestro; e quella gente degna
«Tornate», disse, «intrate innanzi dunque»,
coi dossi de le man faccendo insegna.
Così Virgilio spiegò loro la situazione; e quella folle di anime
elette disse "Tornate indietro se volete salire sul monte",
facendo segno con il dorso della mano.
E un di loro incominciò: «Chiunque
tu se', così andando, volgi 'l viso:
pon mente se di là mi vedesti unque».
Uno di loro cominciò quindi a dire: "Chiunque tu sia,
che hai intrapreso questo cammino, rivolgi a me lo sguardo
e cerca di ricordare se mi hai mai visto quand'ero in vita."
Io mi volsi ver' lui e guardail fiso:
biondo era e bello e di gentile aspetto,
ma l'un de' cigli un colpo avea diviso.
Io rivolsi il mio sguardo verso di lui e lo guardai attentamente:
era biondo, bello e dall'aspetto legante, ma il viso era sfigurato
da colpo di spada aveva diviso in due una delle sue sopracciglia.
Quand' io mi fui umilmente disdetto
d'averlo visto mai, el disse: «Or vedi»;
e mostrommi una piaga a sommo 'l petto.
Quando ebbi umilmente rinunciato al tentativo
di riconoscerlo, lui mi disse: "Guarda allora";
e mi mostrò una ferita che aveva nella parte alta del petto.
Poi sorridendo disse: «Io son Manfredi,
nepote di Costanza imperadrice;
ond' io ti priego che, quando tu riedi,
Proseguì quindi sorridendo: "Io sono Manfredi,
nipote dell'imperatrice Costanza;
e perciò ti prego, quando tornerai nel mondo dei vivi,
vadi a mia bella figlia, genitrice
de l'onor di Cicilia e d'Aragona,
e dichi 'l vero a lei, s'altro si dice.
di andare dalla mia bella figlia, madre
dei due re di Sicilia e di Aragona, a raccontarle
la mia vera storia, se viene raccontata un'altra versione.
Poscia ch'io ebbi rotta la persona
di due punte mortali, io mi rendei,
piangendo, a quei che volontier perdona.
Dopo che il mio corpo subì queste
due ferite mortali, io affidai la mia anima, piangendo per il
pentimento, a Dio, lui che è sempre disposto a perdonare.
Orribil furon li peccati miei;
ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei.
I peccati che commisi in vita furono orribili;
ma l'infinità bontà di Dio ha delle braccia tanto larghe
che abbraccia chiunque si rivolga a lei, perdona chiunque si penta realmente.
Se 'l pastor di Cosenza, che a la caccia
di me fu messo per Clemente allora,
avesse in Dio ben letta questa faccia,
Se il vescovo di Cosenza, che fu mandato in cerca del mio corpo
da papa Clemente dopo la mia morte,
avesse ben compreso questo aspetto di Dio,
l'ossa del corpo mio sarieno ancora
in co del ponte presso a Benevento,
sotto la guardia de la grave mora.
le ossa del mio corpo si troverebbero ancora
all'estremità del ponte presso Benevento,
custodite dal quel pesante mucchio di pietre che le ricopriva.
Or le bagna la pioggia e move il vento
di fuor dal regno, quasi lungo 'l Verde,
dov' e' le trasmutò a lume spento.
Ora stanno senza sepoltura, le bagna la pioggia e le smuove il
vento, fuori dai confini del mio regno, presso il fiume Liri,
là dove il vescovo le portò con una processione a candele spente.
Per lor maladizion sì non si perde,
che non possa tornar, l'etterno amore,
mentre che la speranza ha fior del verde.
La loro scomunica non può comunque evitare
la possibilità che possa tornare l'eterno amore di dio,
fintanto che c'è anche la minima speranza.
Vero è che quale in contumacia more
di Santa Chiesa, ancor ch'al fin si penta,
star li convien da questa ripa in fore,
Tuttavia, è comunque vero che chi muore dopo essere stato
cacciato dalla Santa Sede, scomunicato, anche se si pente sul
punto di morte, prima di poter entrare nel purgatorio dovrà aspettare un tempo pari a
per ognun tempo ch'elli è stato, trenta,
in sua presunzïon, se tal decreto
più corto per buon prieghi non diventa.
trenta volte il periodo in cui si è ostinato a vivere
nel peccato, a meno che tale sentenza non venga ridotta
grazie alle preghiere pronunciate per lui da persone buone.
Vedi oggimai se tu mi puoi far lieto,
revelando a la mia buona Costanza
come m'hai visto, e anco esto divieto;
Adesso che sai la mia storia, vedi se riesci ad accontentarmi,
rivelando alla mia buona figlia Costanza
che mi hai visto qui e non all'inferno, ed anche che mi viene ancora vietata l'ascesa;
ché qui per quei di là molto s'avanza». perché noi anime del purgatorio possiamo ottenere molto dalle preghiere dei vivi."



Riassunto



Versi 1-45
Dopo essere stati richiamati da Catone, le anime si disperdono rapidamente verso la montagna. Dante, rimasto accanto a Virgilio, riflette sull'importanza della sua guida, senza la quale il viaggio non potrebbe proseguire. Tuttavia, si sente turbato nel notare che la sua ombra è visibile sul terreno, mentre quella di Virgilio no. Quest'ultimo lo rassicura, spiegando che, sebbene le anime possano percepire sensazioni fisiche, non proiettano ombra poiché i raggi del sole le attraversano. Virgilio invita poi gli uomini a non tentare di comprendere i misteri della fede utilizzando solo la ragione, un errore già compiuto da filosofi come Aristotele e Platone.

Versi 46-66
Mentre avanzano, i due viandanti raggiungono la base del monte del Purgatorio, dove si trovano davanti a una parete scoscesa che sembra impossibile da scalare. Virgilio, non conoscendo un percorso più accessibile, riflette sul da farsi. Nel frattempo, Dante nota un gruppo di anime provenire da sinistra, offrendo così l'opportunità di chiedere indicazioni.

Versi 67-102
Il gruppo di anime, appartenenti agli scomunicati, si accorge della presenza di Dante e Virgilio e si appoggia alle rocce, inizialmente restio ad avvicinarsi. Virgilio coglie l'occasione per domandare loro quale sia il percorso migliore per salire. Le anime si avvicinano lentamente, ma si fermano quando notano l'ombra di Dante. Virgilio allora spiega loro che Dante è ancora vivo, ma il suo viaggio è permesso dalla volontà divina. Le anime accettano questa spiegazione e indicano ai due di tornare sui loro passi e precederle nel cammino.

Versi 103-145
Tra le anime si fa avanti Manfredi, che si rivolge a Dante rivelando la propria identità. Chiede al poeta di riferire a sua figlia Costanza che egli è salvo e non dannato, essendosi pentito in extremis dei suoi peccati. Racconta inoltre come il suo corpo sia stato disseppellito dal vescovo di Cosenza e abbandonato lungo il fiume Garigliano. Infine, spiega che le anime scomunicate devono attendere nell'Antipurgatorio un tempo trenta volte superiore al periodo trascorso sotto scomunica, a meno che le preghiere dei vivi non riducano tale durata.

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Figure Retoriche



v. 8: "O dignitosa coscienza e netta": Apostrofe.
v. 13: "Lo 'ntento rallargò, sì come vaga": Similitudine.
v. 14: "Viso": Sineddoche. Il tutto per la parte. il viso anziché lo sguardo.
vv. 19-20: "Con paura / d'essere abbandonato": Enjambement.
v. 22: "E 'l mio conforto": Perifrasi. Per indicare Virgilio.
v. 24: "Non credi tu me teco": Ellissi.
vv. 25-26: "È sepolto / lo corpo": Enjambement.
v. 44: "Chinò la fronte": Sineddoche. La parte per il tutto, la fronte anziché il capo.
v. 46: "Piè del monte": Metafora.
v. 50: "La più rotta ruina è una scala": Antitesi.
v. 55: "Viso": Sineddoche. Il tutto per la parte. il viso anziché lo sguardo.
v. 56: "Del cammin la mente": Anastrofe.
v. 57: "Io mirava suso intorno al sasso": Metafora.
vv. 58-59: "Una gente / d'anime": Enjambement.
vv. 70-71: "Duri massi / de l'alta ripa": Enjambement.
vv. 71-72: "Stetter fermi e stretti com'a guardar, chi va dubbiando, stassi": Similitudine.
vv. 79-86: "Come le pecorelle escon del chiuso a una, a due, a tre, e l'altre stanno timidette atterrando l'occhio e 'l muso; e ciò che fa la prima, e l'altre fanno, addossandosi a lei, s'ella s'arresta, semplici e quete, e lo 'mperché non sanno; sì vid'io muovere a venir la testa di quella mandra fortunata allotta": Similitudine.
v. 86: "Di quella mandra fortunata allotta": Metafora.
v. 87: "Pudica in faccia e ne l'andare onesta": Chiasmo.
vv. 88-89: "Vider rotta / la luce": Ejambement.
v. 107: "Biondo era": Anastrofe.
vv. 103-104: "Chiunque / tu se'": Enjambement.
v. 107: "Biondo era e bello e di gentile aspetto": Enumerazione.
v. 107: "Di gentile aspetto": Metonimia.
vv. 109-110: "Disdetto d'averlo": Enjambement.
v. 110: "Visto mai": Anastrofe.
v. 113: "Di Costanza imperadrice": Anastrofe.
vv. 115-116: "Genitrice / de l'onor": Enjambement.
v. 120: "A quei che volontier perdona": Perifrasi.
v. 121: "Li peccati miei": Anastrofe.
vv. 124-125: "A la caccia / di me": Enjambement.
vv. 127-128: "Sarieno ancora / in co del ponte": Enjambement.
v. 129: "De la grave mora": Latinismo.
v. 136: "Mentre che la speranza ha fior del verde": Metafora.
vv. 136-137: "In contumacia more / di Santa Chiesa": Enjambement.


Personaggi Principali



Manfredi, pur intervenendo solo alla fine, è il fulcro del Canto III del Purgatorio. Nato nel 1232 come figlio illegittimo di Federico II di Svevia e Bianca Lancia del Monferrato, trascorse la sua giovinezza alla corte palermitana, dove si distinse per la sua cultura. Alla morte del padre, nel 1250, assunse la reggenza del Regno di Sicilia e dell'Italia Meridionale, passando poi il potere a Corrado IV, il legittimo erede, quando questi giunse in Italia dalla Germania.

Dopo la morte di Corrado nel 1254, Manfredi entrò in conflitto con la Chiesa per il controllo del Regno di Napoli, che il papato considerava suo feudo. Nel 1258 fu incoronato a Palermo e, seguendo l'esempio del padre, portò avanti la politica di opposizione al potere temporale del papato, sostenendo le fazioni ghibelline italiane. Questo lo rese un nemico della Chiesa: scomunicato una prima volta da Papa Innocenzo IV, fu successivamente riabilitato e nominato vicario pontificio. Tuttavia, con l'elezione di Alessandro IV, i conflitti ripresero. Manfredi fu nuovamente scomunicato e tornò a combattere la Chiesa e i comuni guelfi. Contribuì significativamente alla vittoria ghibellina nella Battaglia di Montaperti del 1260, scontrandosi con la Lega Guelfa.

L'inasprirsi dei rapporti con il papato portò Papa Clemente IV a chiamare Carlo d'Angiò, conte di Provenza e fratello di Luigi IX di Francia, per muovere guerra contro di lui. Manfredi trovò la morte combattendo valorosamente nella Battaglia di Benevento del 1266.

Nel Canto III del Purgatorio, la figura di Manfredi ricopre tre ruoli fondamentali:

Esalta i valori cortesi, considerati da Dante il massimo codice di comportamento civile. Manfredi è presentato come un uomo di straordinaria bellezza, coraggio, nobiltà d'animo e origini illustri.
Celebra la dinastia sveva e l'Impero, temi centrali nella visione politica dantesca.
Glorifica la misericordia divina, che supera la limitata comprensione umana e i giudizi terreni, criticando il malgoverno del papato e l'uso politico della scomunica.
Manfredi è noto anche come Manfredi di Hohenstaufen, Manfredi di Svevia o Manfredi di Sicilia.


Analisi ed Interpretazioni



Il Canto III del Purgatorio: Manfredi e i temi teologici
Il Canto III del Purgatorio è un momento di grande intensità narrativa e teologica, dove Dante esplora la condizione delle anime scomunicate e il significato della redenzione. Protagonista del canto è Manfredi, figura che emerge con forza nella parte finale del racconto. Figlio naturale di Federico II di Svevia e Bianca Lancia, Manfredi nacque nel 1232 e fu un uomo di grande cultura, cresciuto alla corte palermitana. Divenne reggente del Regno di Sicilia e dell'Italia Meridionale alla morte del padre nel 1250, ma il suo ruolo politico lo portò a scontrarsi con la Chiesa per il controllo del Regno di Napoli.

Nonostante la scomunica, Manfredi si pentì in punto di morte, ottenendo così la salvezza. La sua vicenda offre a Dante l'opportunità di mettere in discussione il potere temporale del papato, evidenziando come la misericordia divina superi qualsiasi giudizio terreno. Manfredi desidera che sua figlia conosca la verità sulla sua sorte e preghi per la sua anima, mostrando un profondo legame tra il pentimento e la speranza di redenzione.

La colpa delle anime scomunicate
Le anime scomunicate che si pentono in extremis, come Manfredi, devono attendere fuori dalla porta del Purgatorio un tempo pari a trenta volte quello vissuto nella scomunica. Esse, che in vita si ribellarono alla Chiesa, si muovono ora con umiltà, come pecorelle docili, in un contrappasso per analogia. Dietro questa immagine, Dante lancia un monito: la Chiesa non deve arrogarsi il diritto di giudicare al posto di Dio, e gli esseri umani devono evitare giudizi affrettati, poiché solo la coscienza dell'individuo è in grado di rivelare la verità del pentimento.

La dinastia sveva
Attraverso Manfredi, Dante celebra la dinastia sveva, portatrice di valori imperiali di ordine e giustizia, che per il poeta aveva pari dignità rispetto al papato. Se Manfredi si presenta come il "nipote" della beata Costanza d'Altavilla, non fa menzione di suo padre Federico II, che Dante colloca tra gli epicurei dannati nel sesto cerchio dell'Inferno. Questa scelta sottolinea il diverso destino dei membri della famiglia sveva, distribuiti tra Inferno, Purgatorio e Paradiso, a simboleggiare la complessità del potere terreno.

Virgilio e i limiti della ragione
Un tema centrale del canto è il limite della ragione umana, rappresentato dalla figura di Virgilio. Nel Purgatorio, Virgilio si trova in un regno che non conosce direttamente e affronta problematiche che non può risolvere con la sola ragione. Questo lo costringe a un processo di maturazione e riflessione sulla propria condizione. Virgilio si rende conto che né la sua saggezza né quella dei grandi filosofi del Limbo, come Platone e Aristotele, furono sufficienti per comprendere i misteri divini. Il suo atteggiamento malinconico riflette la consapevolezza della propria esclusione eterna dalla grazia.

La fisicità oltremondana
Nel canto, Dante riflette anche sulla fisicità del Purgatorio. Qui, nonostante le anime non abbiano un corpo reale, percepiscono comunque sensazioni come freddo, sete e calore, una realtà misteriosa che Virgilio spiega come manifestazione della virtù divina. Questo mistero sfugge alla comprensione umana e invita ad accettare con fede ciò che è rivelato.

L'evoluzione del rapporto tra Dante e Virgilio
Il viaggio nel Purgatorio segna un'evoluzione nel rapporto tra Dante e Virgilio. Quest'ultimo, che inizialmente rappresentava una guida autorevole, si trova ora a confrontarsi con le proprie debolezze e i propri limiti. Mentre Dante cresce spiritualmente e si avvicina alla grazia divina, il divario tra i due si riduce, prefigurando il momento in cui Virgilio dovrà lasciare spazio a una guida più elevata.

Conclusione
Il Canto III del Purgatorio è un intreccio di temi politici, teologici e morali. Attraverso Manfredi, Dante celebra l'umanità redenta e l'infinita misericordia di Dio, criticando al contempo il potere temporale della Chiesa. La figura di Virgilio, con i suoi limiti, diventa simbolo dell'insufficienza della ragione umana, richiamando la necessità di affidarsi alla grazia divina per comprendere i misteri più profondi.


Passi Controversi



L'onestà menzionata al verso 11 rappresenta il decoro dei comportamenti esteriori, che viene diminuito dalla fretta ("dismaga"). Questo concetto richiama il sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare, ma anche il verso 87 del Purgatorio: "pudica in faccia e ne l'andare onesta", costruito con un chiasmo.

Il verbo "dislaga" al verso 15, che significa "esce dal lago" e suggerisce l'idea di emergere dal mare, è un'invenzione originale di Dante.

Al verso 25, si sottolinea che se nel Purgatorio il sole è appena sorto e sono circa le 8 del mattino, in Italia – collocata a 45° da Gerusalemme, agli antipodi del Purgatorio – è il Vespro, quindi le ore 18.

Il verso 27 fa riferimento a Virgilio, morto a Brindisi e lì inizialmente sepolto. Successivamente, per volere di Augusto, le sue spoglie furono trasferite a Napoli, lungo la strada verso Pozzuoli.

La particella "quia" al verso 37, usata nel latino medievale, introduce una proposizione dichiarativa, equivalente al nostro "che". Virgilio sottolinea come gli uomini debbano limitarsi a comprendere ciò che è stato rivelato nelle Sacre Scritture. Lo stesso concetto si trova nella Quaestio de aqua et terra di Dante: "Desinant ergo, desinant homines querere que supra eos sunt, et querant usque eo possunt" ("Smettano dunque gli uomini di indagare ciò che li supera, e si concentrino su ciò che possono comprendere").

Al verso 49, Lerice e Turbia rappresentano i confini orientali e occidentali della Liguria, regione difficile da attraversare all'epoca di Dante per le sue scogliere impervie. Lerici si trova vicino a La Spezia, mentre La Turbie è nei pressi di Nizza.

Costanza, figlia di Manfredi, viene definita "genitrice / de l'onor di Cicilia e d'Aragona" ai versi 115-116, poiché sposò Pietro III d'Aragona, dando origine alla dinastia dei sovrani Giacomo e Federico, rispettivamente re d'Aragona e di Sicilia. Qui il termine "onor" non ha valore elogiativo, bensì dinastico, in linea con il giudizio severo di Dante verso entrambi i monarchi.

La "grave mora" del verso 129 si riferisce a un cumulo di sassi sotto il quale Manfredi sarebbe stato sepolto dopo la battaglia di Benevento, nei pressi di un ponte. La dispersione delle sue spoglie lungo il fiume Liri, fuori dal regno di Napoli e per ordine di papa Clemente IV, avvenne senza documentazione ufficiale, come accadeva per gli scomunicati e gli eretici.

Il verso 135, "mentre che la speranza ha fior del verde", è stato ripreso dallo scrittore americano Robert Penn Warren nel suo romanzo All the King's Men (Tutti gli uomini del re, 1946), che in epigrafe cita: "As long as hope still has its bit of green".

Infine, "contumacia" al verso 136 significa "disobbedienza", riferendosi agli scomunicati che si ostinavano a non obbedire alla Chiesa.

Fonti: libri scolastici superiori

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