Infezioni sessualmente trasmissibili: riconoscerle, testarle, prevenirle
1) Perché questa guida esiste, e che cosa non trovate qui
2) Come si trasmettono davvero: due meccanismi, non uno
3) Le dieci infezioni a confronto
4) «Sto bene, quindi non ho niente»: il silenzio è la regola, non l'eccezione
5) Che cosa succede dopo una diagnosi: terapie, tempi, partner
6) Il periodo finestra: quando un test dice qualcosa, e quando non dice niente
7) Quali test, su quali campioni, e perché «reattivo» non vuol dire «positivo»
8) Dove si fa il test in Italia, quanto costa, se è anonimo
9) Prevenire: preservativo, PrEP, PEP e «non rilevabile uguale non trasmissibile»
10) I vaccini: quali esistono, chi può farli e quando
11) Domande frequenti
12) Conclusioni: cinque cose da portarsi via
Perché questa guida esiste, e che cosa non trovate qui
La guida su contraccezione: tutti i metodi a confronto ripete sette volte la stessa frase: un solo metodo protegge anche dalle infezioni, il preservativo, e tutti gli altri riguardano soltanto la gravidanza. Poi si ferma lì, perché quel testo parlava d'altro. Questa guida riparte esattamente da quel punto, e comincia con la precisazione che l'altra non poteva fare: proteggere non significa azzerare, e il preservativo oggi non è più solo. Accanto ci sono i vaccini, la profilassi da prendere prima di un'esposizione e quella da prendere dopo, e la terapia antiretrovirale, che rende una persona con HIV non infettante per via sessuale.
Il perimetro è dieci infezioni: clamidia, gonorrea, sifilide, HIV, herpes genitale, HPV, epatite B, epatite C, trichomoniasi e Mycoplasma genitalium. Per ciascuna trovate cinque cose tenute rigorosamente separate, perché confonderle è l'errore tipico della divulgazione: come si trasmette, se e quanto spesso dà sintomi, quando e come si testa, se e come si cura, che cosa succede se non si tratta. Il periodo finestra, cioè il tempo che deve passare fra un'esposizione e un test perché quel test significhi qualcosa, ha una sezione tutta sua, la sesta, perché è il dato più sbagliato in rete e quello che produce più danno concreto.
Che ordine di grandezza ha il fenomeno in Italia. Nel 2024 la sorveglianza sentinella clinica dell'Istituto Superiore di Sanità, una rete di 12 centri specializzati, ha registrato 7.797 nuove diagnosi di IST in persone sintomatiche, il 12,0% in più rispetto al 2023. Il secondo sistema, la sorveglianza di laboratorio, non aggiunge casi a quel totale: misura la quota di positivi fra le persone testate, a prescindere dai sintomi. La clamidia è arrivata a 1.581 casi, con un aumento del 41,5% in un anno, il maggiore fra tutte le infezioni sorvegliate; la gonorrea a 1.555 casi, il picco più alto della serie storica, con un aumento dell'84,0% fra il 2021 e il 2024 (Notiziario dell'ISS, dati al 31 dicembre 2024). Nello stesso anno le nuove diagnosi di HIV sono state 2.379, con un'incidenza di 4,0 per 100.000 residenti.
Che cosa sono davvero quei numeri va detto con le parole dell'ISS, perché nessuno li usi per quello che non sono: i sistemi di sorveglianza sentinella «non hanno una copertura nazionale e quindi non segnalano il 100% dei soggetti con IST presenti in Italia», ma assicurano costanza nell'invio dei dati e permettono di misurarne la frequenza relativa nel tempo. Sono numeri di tendenza, non conteggi nazionali. E va detto due volte, perché la seconda metà conta quanto la prima: quel totale non copre l'Italia, e non copre nemmeno le infezioni senza sintomi, che sono la maggioranza. Il sommerso, per costruzione, resta fuori. Nel mondo, secondo la scheda dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 10 settembre 2025, si acquisisce più di un milione di infezioni curabili al giorno fra i 15 e i 49 anni, in maggioranza asintomatiche.
Due cose qui non ci sono: una diagnosi e un giudizio. Nessun sintomo descritto serve a capire da soli che cosa si ha, e nessuno schema terapeutico riportato è un'istruzione. Vale la pena dirlo all'inizio e ripeterlo alla fine: le infezioni si prendono, non si meritano.
Come usare questa guida
• Se cercate quando fare il test dopo un'esposizione, andate alla sezione 6.
• Se avete avuto un rapporto a rischio nelle ultime 72 ore, andate alla sezione 9.
• Se cercate dove testarvi in Italia, quanto costa e se è anonimo, andate alla sezione 8.
• Se avete già una diagnosi e volete sapere che cosa succede adesso, andate alla sezione 5.
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Come si trasmettono davvero: due meccanismi, non uno
Tutto quello che segue in questa guida discende da una distinzione sola. Alcune infezioni passano attraverso i fluidi genitali, altre passano per contatto fra cute e mucose. Il preservativo copre il pene e costituisce una barriera all'esposizione alle secrezioni: contro il primo gruppo la protezione è alta. Contro il secondo varia, perché l'infezione può passare anche da aree che il preservativo non copre — scroto, radice del pene, perineo, regione pubica, inguine (CDC, scheda sull'efficacia del preservativo, versione archiviata del 2 febbraio 2022).
La formulazione conta, perché la conclusione sbagliata è a un passo. Gli studi di laboratorio mostrano che il lattice è una barriera essenzialmente impermeabile anche ai patogeni più piccoli. Il limite non è il materiale, è la geometria. Il preservativo non è meno buono contro l'herpes: è più piccolo dell'area attraverso cui l'herpes si trasmette. È la stessa ragione per cui i metodi contraccettivi che non sono barriere meccaniche non offrono alcuna protezione dalle infezioni, come ricordano le linee guida IST dei CDC del 2021 e come la guida sulla contraccezione ripete a ogni scheda.
Le sedi non sono solo genitali
Retto e faringe si infettano, e sono le sedi più silenziose. La linea guida europea IUSTI del 2025 riporta un dato che riorganizza il modo di ragionare: circa il 70% delle donne con clamidia urogenitale ha anche una positività rettale, e questa non è prevedibile né dalla storia di rapporti anali né dai sintomi. Attenzione però a che cosa se ne deduce, perché la conclusione intuitiva è sbagliata: non significa che a quelle donne manchi un esame. Il tampone rettale di routine a tutte le donne non è raccomandato, ed è proprio uno dei motivi per cui la terapia di prima linea è la doxiciclina per 7 giorni, che copre anche quella sede, e non l'azitromicina in dose singola. Chi ha avuto una clamidia urogenitale diagnosticata e trattata così è coperta.Il tipo di rapporti si chiede invece per un'altra ragione, tecnica e non morale: per decidere se testare faringe e retto per la gonorrea, e in tutte le altre situazioni in cui la sede cambia il risultato. Lì da quella risposta dipende dove si passa il tampone, e un tampone nella sede sbagliata produce un negativo che non vale nulla.
Le vie che non sono sessuali
Alcune di queste infezioni hanno anche altre strade rilevanti, e ometterle falsa il quadro. L'epatite B si trasmette «through vaginal or anal intercourse», per esposizione percutanea sangue-sangue e per via perinatale (UKHSA Green Book, capitolo epatite B, 5 febbraio 2026). L'epatite C è prevalentemente ematica: la trasmissione sessuale è meno comune, e risulta più alta fra uomini che fanno sesso con uomini, in particolare in presenza di HIV (OMS, scheda epatite C, dati 2024). L'epatite A si trasmette per via oro-fecale, anche nei rapporti sessuali, ed è la ragione per cui compare fra i vaccini della sezione 10.Il punto che evita le accuse ingiuste
La comparsa di un sintomo non dice chi ha trasmesso che cosa, né quando. La linea guida britannica sull'herpes anogenitale del 2024 scrive che in alcuni casi i sintomi possono comparire anni dopo l'infezione; l'HPV, la sifilide latente e le epatiti croniche possono restare silenti per anni. Una diagnosi non è la prova di un'infedeltà, e nella grande maggioranza dei casi non è nemmeno databile. Questo va tenuto presente prima di ricostruire una cronologia che le fonti dicono non ricostruibile.| Infezione | Via prevalente | Che cosa sappiamo della protezione del preservativo |
|---|---|---|
| HIV | Fluidi genitali e sangue | Rischio inferiore del 71-80% con uso costante nelle coppie eterosessuali sierodiscordanti (CDC 2021); 80% nella revisione Cochrane 2002 |
| Clamidia | Fluidi genitali | Riduzione del rischio documentata, ma nessuna stima numerica affidabile (Warner et al. 2006, 45 studi) |
| Gonorrea | Fluidi genitali | Riduzione del rischio documentata, nessuna stima numerica affidabile (Warner et al. 2006) |
| Trichomoniasi | Fluidi genitali | L'uso costante riduce il rischio (CDC 2021); nessuna percentuale pubblicata |
| Mycoplasma genitalium | Contatto genitale-genitale | Nessuna stima nelle fonti consultate |
| Sifilide | Contatto con la lesione, cute e mucose | Riduce il rischio quando copre l'area della lesione; nessuna stima affidabile (Koss et al. 2009, 12 studi) |
| Herpes genitale | Contatto cute-mucosa | Rischio inferiore del 30% con uso nel 100% dei rapporti, hazard ratio 0,70 (IC 95% 0,40-0,94), Martin et al. 2009 |
| HPV | Contatto cute-mucosa | Hazard ratio aggiustato 0,3 (IC 95% 0,1-0,6), Winer et al. 2006: la vecchia idea che non protegga è superata |
| Epatite B | Rapporti vaginali e anali, sangue, perinatale | L'uso costante riduce il rischio (CDC 2021); esiste il vaccino |
| Epatite C | Prevalentemente sangue | Trasmissione sessuale meno comune, più alta fra uomini che fanno sesso con uomini con HIV (OMS 2024) |
Le dieci infezioni a confronto
Le due tabelle che seguono sono la sintesi dell'intera guida. Vanno lette con tre avvertenze.
La prima: asintomatica non vuol dire innocua. Vuol dire che non si vede, e proprio per questo continua a trasmettersi e a fare il suo corso. La seconda: dove una casella dice che un dato non esiste, non esiste davvero. Per trichomoniasi e Mycoplasma genitalium nessuna delle linee guida consultate pubblica un periodo finestra, e i numeri che circolano in rete su questo punto non hanno una fonte istituzionale: la casella lo dichiara invece di inventarli. La terza: la colonna sul periodo finestra qui è la versione breve, e la sezione 6 riprende gli stessi numeri per esteso, con le fonti complete.
Chi sono e come si comportano
| Infezione | Agente | Come si trasmette | Quanto spesso è asintomatica |
|---|---|---|---|
| Clamidia | Chlamydia trachomatis, batterio | Sesso vaginale, anale, orale | 70-95% nelle donne; «usually more than 50%» negli uomini; rettale e faringea tipicamente silenti (IUSTI 2025) |
| Gonorrea | Neisseria gonorrhoeae, batterio | Sesso vaginale, anale, orale | Uretra del pene sintomatica in oltre il 90%; retto e faringe prevalentemente silenti (BASHH 2025) |
| Sifilide | Treponema pallidum, batterio | Contatto con la lesione, anche orale; via materno-fetale | Il sifiloma indolore o extragenitale «may pass unnoticed»; la fase latente è per definizione muta (BASHH 2024) |
| HIV | Virus | Fluidi genitali, sangue, perinatale e allattamento | Fra 2 e 6 settimane dall'esposizione alcune persone hanno una malattia simil-influenzale di pochi giorni (NHS); poi può restare silente per anni, e nel 2024 in Italia il 40,3% delle diagnosi è arrivata con meno di 200 CD4 (ISS) |
| Herpes genitale | HSV-1 e HSV-2, virus | Contatto cute-mucosa, anche senza lesioni visibili | Solo un terzo sviluppa sintomi al momento dell'acquisizione di HSV-2 (BASHH 2024) |
| HPV | Papillomavirus, virus | Contatto cute-mucosa | Nella grande maggioranza dei casi silente; fino all'80% delle donne sessualmente attive si infetta nella vita (ISS) |
| Epatite B | HBV, virus | Rapporti vaginali e anali, sangue, perinatale | Molti neoinfetti sono asintomatici; ittero nel 30-50% degli adulti (Green Book 2026) |
| Epatite C | HCV, virus | Prevalentemente sangue; sessuale meno comune | Una fase acuta sintomatica è poco comune; circa il 30% delle persone (15-45%) elimina il virus spontaneamente entro 6 mesi (OMS 2024) |
| Trichomoniasi | Trichomonas vaginalis, protozoo | Quasi esclusivamente sessuale, per inoculazione vaginale o uretrale | 10-50% delle donne, 15-50% degli uomini; 77,3% fra i contatti di persone infette (BASHH 2021) |
| Mycoplasma genitalium | Batterio | Prevalentemente contatto genitale-genitale | «The majority of people infected... do not develop disease» (BASHH 2025) |
Come si testano e che cosa succede poi
| Infezione | Test di riferimento | Periodo finestra, in breve | Si guarisce |
|---|---|---|---|
| Clamidia | NAAT su urine del primo getto o su tampone | Ripetere il NAAT 14 giorni dopo l'esposizione | Sì, con antibiotico |
| Gonorrea | NAAT più coltura per l'antibiogramma | 14 giorni dall'esposizione | Sì, ma il problema è la resistenza |
| Sifilide | Sierologia su sangue; PCR sulla lesione | 3 mesi dal contatto a rischio | Sì; i danni già prodotti no |
| HIV | Sierologia di IV generazione su sangue venoso; test rapidi e autotest | 45 giorni per la IV generazione di laboratorio, che è la soglia più protettiva fra i 40 giorni dell'ISS e i 45 di BHIVA; 90 giorni per i test rapidi | No: si controlla a vita, e in terapia efficace non si trasmette per via sessuale |
| Herpes genitale | PCR sulla lesione mentre è presente | Non esiste un test di screening con periodo finestra | No: si controlla |
| HPV | Screening cervicale: Pap test fra 25 e 29 anni, HPV-DNA test fra 30 e 64 | Non è un test da fare dopo un rapporto | Di solito lo elimina il sistema immunitario, 60-90% entro 1-2 anni (ISS) |
| Epatite B | HBsAg, anti-HBc e anti-HBs su sangue | Non esiste un periodo finestra unico, esiste un percorso: prima si guarda se si è già protetti — con anti-HBs sopra 10 IU documentato non serve nessun controllo. Altrimenti HBsAg e HBsAb a 12 settimane, più un HBsAg a 6 mesi se l'HBsAb resta sotto 10 IU. Incubazione fino a 160 giorni | L'infezione acuta guarisce nella grande maggioranza degli adulti; la forma cronica si controlla |
| Epatite C | Anticorpi anti-HCV e ricerca dell'RNA | RNA da 1-2 settimane; anticorpi in media 8-11 settimane. Il controllo che chiude è l'anti-HCV a 4-6 mesi: un RNA negativo a 12 settimane non basta | Sì: oltre il 95% guarisce con gli antivirali ad azione diretta (OMS 2024) |
| Trichomoniasi | NAAT su tampone vaginale o urine | Nessun periodo finestra pubblicato nelle fonti consultate | Sì |
| Mycoplasma genitalium | NAAT più ricerca delle mutazioni di resistenza ai macrolidi | Nessun periodo finestra pubblicato nelle fonti consultate | Sì, ma la resistenza ai macrolidi è alta |
Che cosa succede se non si tratta
È la quinta delle cinque cose, quella che manca quasi sempre, ed è quella che risponde alla domanda «e allora?». Senza di essa l'argomento resta epidemiologico; con essa diventa personale. Nessuna delle voci che seguono è un destino: sono le ragioni per cui un'infezione diagnosticata si tratta subito, e quasi tutte si annullano con la terapia.• Clamidia e gonorrea: risalendo all'apparato genitale superiore possono dare una malattia infiammatoria pelvica. L'ECDC stima che il 10-30% delle donne con clamidia genitale la sviluppi, e che le aderenze tubariche da salpingite clamidiale siano all'origine di circa il 40% delle gravidanze ectopiche; la clamidia è responsabile di circa metà dei casi di malattia infiammatoria pelvica. Anche la gonorrea non trattata può causare malattia infiammatoria pelvica e diffondersi alle tube, con gravidanza ectopica o infertilità, e in rari casi può arrivare al sangue e alle articolazioni. Negli uomini la clamidia può dare epididimite, orchite e prostatite.
• Sifilide: il coinvolgimento neurologico, oculare e uditivo non appartiene solo alla fase tardiva e può comparire anche in fase precoce. Sintomi visivi o uditivi in chi ha o sospetta una sifilide richiedono una valutazione urgente, non un'attesa. Restano poi le lesioni tardive, cardiovascolari e neurologiche, in circa un terzo dei non trattati.
• Trichomoniasi: è associata a esiti avversi della gravidanza, in particolare parto pretermine e basso peso alla nascita, anche se le fonti precisano che il nesso causale non è dimostrato; e ci sono prove che l'infezione possa favorire la trasmissione dell'HIV (BASHH 2021).
• Epatite B ed epatite C, quando cronicizzano: possono portare nel tempo a cirrosi e a tumore del fegato. È il motivo per cui una diagnosi si segue nel tempo anche quando non si sente nulla.
• HPV oncogeno: quando l'infezione persiste può produrre lesioni precancerose e, negli anni, tumori. È esattamente ciò che lo screening cervicale intercetta.
In gravidanza la posta è doppia. La sifilide si trasmette al feto: non trattata, trattata tardi o trattata con l'antibiotico sbagliato, provoca esiti avversi nel 50-80% dei casi — nati morti, morte neonatale, prematurità, basso peso — e nel neonato può lasciare cecità, sordità e meningite (OMS). È una delle poche IST che uccide il feto, e il danno è a carico di qualcuno che non può testarsi da sé. Per questo il test per la sifilide, per l'HIV e per l'epatite B fa parte degli esami offerti gratuitamente in gravidanza (sezione 8), e per questo la sifilide in gravidanza si tratta esclusivamente con penicillina benzatinica, l'unico farmaco che l'OMS raccomanda in gravidanza e l'unico che impedisce il passaggio al feto.
Che cosa resta e che cosa no
• Si curano e guariscono: clamidia, gonorrea, sifilide, trichomoniasi, Mycoplasma genitalium ed epatite C. Quest'ultima è la notizia che quasi nessuno conosce: gli antivirali ad azione diretta «can cure more than 95% of persons with hepatitis C infection», con un trattamento tipicamente di 12-24 settimane (OMS, dati 2024).
• Si controllano ma restano: HIV, che richiede terapia a vita ma in terapia efficace non si trasmette per via sessuale; herpes genitale, perché dopo l'infezione primaria il virus resta latente nei gangli sensitivi; epatite B quando cronicizza, cosa che succede in una minoranza degli adulti precedentemente sani, con stime istituzionali che vanno da meno del 5% (Green Book) fino al 10% (UKHSA, guida clinica), mentre la probabilità è molto più alta se l'infezione è acquisita nell'infanzia.
• Di solito la elimina il sistema immunitario: HPV. L'ISS indica che il 60-90% delle infezioni, comprese quelle da tipi oncogeni, si risolve spontaneamente entro 1-2 anni dal contagio; l'OMS indica il 90%. Sono due fonti istituzionali diverse e restano due numeri distinti.
• Prevenibili con un vaccino: HPV ed epatite B, e con essi epatite A e mpox. Contro HIV, sifilide, clamidia, gonorrea, herpes e trichomoniasi non esiste alcun vaccino disponibile (sezione 10).
«Sto bene, quindi non ho niente»: il silenzio è la regola, non l'eccezione
È il ragionamento più comune, ed è quello che le fonti smontano con più forza. Nella maggior parte dei casi non si sente nulla, e non perché l'infezione sia lieve: perché la maggior parte di queste infezioni non ha, nella maggior parte delle sedi, un modo di farsi notare.
Quanto spesso non si vede niente
| Infezione | Sede o fase | Quota senza sintomi | Fonte e anno |
|---|---|---|---|
| Clamidia | Genitale, donne | 70-95% | IUSTI 2025 |
| Clamidia | Genitale, uomini | Di solito più del 50%, con intervallo 25-100% fra gli studi | IUSTI 2025 |
| Clamidia | Retto e faringe | Tipicamente asintomatiche | IUSTI 2025 |
| Linfogranuloma venereo | Tutte le sedi | Circa il 30% | IUSTI 2025 |
| Gonorrea | Uretra del pene | Meno del 10%, perché è sintomatica in oltre il 90% dei casi, con esordio 2-5 giorni dopo l'esposizione | BASHH 2025 |
| Gonorrea | Collo dell'utero | Circa metà non ha secrezione anomala, che è il sintomo più comune e compare in circa il 50%; il dolore addominale basso è riferito da circa un quarto | BASHH 2025 |
| Gonorrea | Retto | «Most cases are asymptomatic» | BASHH 2025 |
| Gonorrea | Faringe | «Predominantly asymptomatic» | BASHH 2025 |
| Herpes, HSV-2 | Momento dell'acquisizione | Circa due terzi non sviluppa sintomi | BASHH 2024 |
| Trichomoniasi | Donne | 10-50%; nel 5-15% l'esame obiettivo è normale | BASHH 2021 |
| Trichomoniasi | Uomini | 15-50%; 77,3% fra i contatti di persone infette | BASHH 2021 |
| Mycoplasma genitalium | Tratto genitale | La maggioranza degli infettati non sviluppa malattia | BASHH 2025 |
| Epatite B | Fase acuta, adulti | Molti asintomatici o con sindrome simil-influenzale; ittero nel 30-50% | Green Book 2026 |
| Epatite C | Fase acuta | Una malattia acuta sintomatica è poco comune, e l'OMS non pubblica una percentuale di sintomatici | OMS 2024 |
La gonorrea rovescia il luogo comune, e spiega la regola
Scrivere che «la gonorrea è spesso silenziosa» è impreciso al punto da essere fuorviante. Nell'uretra del pene la gonorrea è prevalentemente rumorosa: secrezione, bruciore a urinare o entrambi in oltre il 90% dei casi, con esordio tipicamente fra due e cinque giorni dall'esposizione (BASHH 2025). Nel retto la stessa infezione è nella maggior parte dei casi muta, e in faringe è prevalentemente muta.Il punto generale è questo: «silenziosa» non è un'etichetta che si appiccica a un'infezione, è una proprietà della sede. Ed è la ragione tecnica per cui il test faringeo e quello rettale esistono, e per cui non testare quelle sedi quando sono state esposte significa cercare in un posto solo.
I sintomi, quando ci sono
Nessuno dei segni elencati qui sotto identifica un'infezione specifica, e diversi hanno anche cause non infettive. Servono per prenotare una visita, non per fare un'ipotesi.Quando prenotare una visita
• Bruciore o dolore a urinare.
• Secrezione nuova o cambiata, dal pene, dalla vagina o dal retto.
• Ulcere, vescicole o erosioni genitali, anali od orali, anche se non fanno male.
• Rigonfiamenti o dolore inguinale.
• Dolore pelvico o addominale basso, dolore durante i rapporti.
• Dolore rettale, tenesmo, sanguinamento.
• Mal di gola persistente dopo sesso orale.
• Rash diffuso, in particolare a palmi delle mani e piante dei piedi.
• Ittero, urine scure, stanchezza marcata e prolungata.
• Una malattia simil-influenzale comparsa fra 2 e 6 settimane dopo un rapporto a rischio: febbre, mal di gola, linfonodi ingrossati, rash, dolori muscolari, stanchezza.
L'ultimo punto merita una riga in più, perché è l'unica finestra sintomatica che l'HIV offre e la guida non può lasciarla implicita. L'NHS lo scrive così: alcune persone hanno una breve malattia simil-influenzale intorno a 2-6 settimane dall'infezione, e poi possono restare senza altri sintomi per anni. Non è specifica e ha mille altre cause, ma dopo un rapporto a rischio va detta al medico, perché è il quadro dell'infezione acuta da HIV: la fase in cui la carica virale è più alta e la trasmissione più probabile. Si cerca con un test di quarta generazione o con l'HIV-RNA, non aspettando che passi. È anche il ragionamento sbagliato più comune — «sono stato male tre settimane dopo, ma l'HIV è silente per anni, quindi non c'entra» — e vale la pena smontarlo qui.
Una precisazione che vale per la sifilide e che spiega perché il tempo qui inganna: il sifiloma si risolve da solo in 3-8 settimane, e la scomparsa dell'ulcera non è la guarigione dell'infezione (BASHH 2024). Il 25% delle persone non trattate sviluppa segni di sifilide secondaria fra le 3 e le 10 settimane dopo la comparsa del sifiloma, e la malattia tardiva compare in circa un terzo dei non trattati, con tempi che vanno da pochi anni a decenni.
La conseguenza pratica, che non è morale
Nel 2024, in Italia, il 59,9% delle nuove diagnosi di HIV è arrivato con meno di 350 CD4 per microlitro e il 40,3% con meno di 200; l'83,6% delle diagnosi di AIDS dello stesso anno riguardava persone che avevano scoperto di avere l'HIV nei sei mesi precedenti (ISS, dati al 31 dicembre 2024). Non è un problema di comportamento: è un problema di test non fatto, cioè di accesso e di informazione. Le sezioni 6 e 8 servono esattamente a questo.E, ancora una volta, il punto anti-accusa: la linea guida BASHH 2024 scrive che i sintomi dell'herpes possono comparire anni dopo l'infezione. Quando compaiono non identificano né chi li ha trasmessi né quando.
Che cosa succede dopo una diagnosi: terapie, tempi, partner
Questa sezione esiste per separare due cose che vengono costantemente confuse: il controllo dopo la terapia e il periodo finestra dopo l'esposizione. Non hanno nulla in comune. Il «14 giorni» della gonorrea che circola in rete, per esempio, in molte pagine è il controllo dopo il trattamento, non l'attesa dopo il rapporto — che per coincidenza è anch'essa di due settimane, ma per ragioni del tutto diverse.
Gli schemi che seguono sono riportati per informazione, perché sapere che cosa aspettarsi riduce l'ansia e aiuta a riconoscere una prescrizione fuori standard. La prescrizione è del medico, e nessuno di questi farmaci va procurato o assunto per conto proprio.
| Infezione | Terapia di riferimento | Astensione dai rapporti | Controllo successivo |
|---|---|---|---|
| Clamidia | Doxiciclina 100 mg due volte al giorno per 7 giorni, prima linea, preferita all'azitromicina monodose (IUSTI 2025) | Fino al completamento della terapia, insieme al partner | Test di guarigione di routine non raccomandato con questo schema; ricontrollo a 3 mesi per le reinfezioni |
| Gonorrea | Ceftriaxone 1 g intramuscolo in dose singola, Grade 1B (BASHH 2025) | Fino a 7 giorni dopo il completamento della terapia da parte di entrambi i partner | Dal 2025 il test di guarigione non è più di routine per le infezioni anogenitali trattate con ceftriaxone 1 g quando il ceppo è risultato sensibile; resta raccomandato per l'infezione faringea, se la sensibilità non è nota, se è stata usata un'altra terapia, in gravidanza e con sintomi persistenti. Quando si fa, il NAAT va eseguito almeno 2 settimane dopo il trattamento, perché prima può rilevare materiale genetico non vitale |
| Sifilide precoce | Benzatin penicillina G 2,4 MU intramuscolo in dose singola (BASHH 2024) | Secondo indicazione del servizio | Controlli sierologici programmati con RPR quantitativo |
| Sifilide latente tardiva | Benzatin penicillina G 2,4 MU alla settimana per 3 settimane (BASHH 2024) | Secondo indicazione del servizio | Controlli sierologici programmati |
| Trichomoniasi | Metronidazolo 400-500 mg due volte al giorno per 7 giorni, Grade 1A; evitare alcol fino a 48 ore dopo l'ultima dose (BASHH 2021) | Fino al completamento della terapia, insieme al partner | Con la dose singola da 2 g il test di guarigione risulta positivo nel 19% contro l'11% dello schema a 7 giorni |
| Mycoplasma genitalium | Doxiciclina 100 mg due volte al giorno per 7 giorni seguita da azitromicina, se l'organismo è macrolide-sensibile o se la resistenza non è nota (BASHH 2025) | Fino a 14 giorni dall'inizio della terapia e fino alla risoluzione dei sintomi | Dal 2025 il test di guarigione non è più raccomandato per tutti |
| Epatite C | Antivirali ad azione diretta, tipicamente 12-24 settimane (OMS 2024) | Secondo indicazione del servizio | Verifica della guarigione virologica; oltre il 95% guarisce |
Tutti gli schemi qui sopra valgono per adulti non in gravidanza. In gravidanza e in allattamento cambiano, e vale la pena saperlo proprio perché questa tabella serve a riconoscere una prescrizione fuori standard: la doxiciclina — che compare come prima linea per due infezioni su sei — non si usa in gravidanza, perché può interferire con lo sviluppo dei denti del bambino (NHS), e si ricorre ad alternative; la sifilide si tratta esclusivamente con penicillina benzatinica, anche in caso di allergia, con desensibilizzazione; per la trichomoniasi gli schemi a dose singola elevata non sono raccomandati in gravidanza e tempi e dosi li decide il servizio. Chi è incinta, o pensa di poterlo essere, lo dice prima della prescrizione: è l'informazione che cambia la ricetta.
Due note tecniche che evitano errori concreti. La prima: usare un NAAT per la clamidia prima di 4 settimane dalla fine della terapia non è raccomandato, perché organismi non più vitali possono dare un falso positivo (CDC 2021). La seconda: per la sifilide, dal 2024 i macrolidi non sono più un'opzione terapeutica per via della resistenza antimicrobica (BASHH 2024). E per la gonorrea vale il quadro generale che rende questa infezione diversa da tutte le altre: N. gonorrhoeae ha sviluppato resistenza a tutte le classi di antibiotici usate per trattarla, e le cefalosporine sono l'ultima classe utilizzabile in monoterapia empirica. I ceppi resistenti al ceftriaxone restano una quota piccolissima del totale, ma sono in aumento e non sono più un problema lontano: nel luglio 2026 l'ECDC ha segnalato un incremento in UE e SEE osservando che cluster e casi acquisiti localmente indicano una trasmissione ormai interna all'Europa, con aumenti rilevanti in Francia, Germania, Svezia e Regno Unito, mentre l'importazione dal Sud-Est asiatico resta una via di introduzione e non la localizzazione del fenomeno. In Inghilterra l'UKHSA ha contato 29 casi nel 2025, più del doppio del 2024, e 70 casi cumulativi al 28 febbraio 2026, di cui 25 estensivamente farmacoresistenti. È il motivo per cui la gonorrea si tratta in un servizio, con coltura e antibiogramma, e non con antibiotici recuperati per conto proprio.
Avvisare i partner
Vanno tenute separate due cose che si somigliano solo nel nome.La notifica obbligatoria è un obbligo del medico verso il servizio di igiene e sanità pubblica della ASL, e serve alla sorveglianza epidemiologica. Il sistema PREMAL, istituito dal decreto ministeriale del 7 marzo 2022, comprende fra le malattie sotto sorveglianza la gonorrea, la sifilide e la sifilide congenita, l'infezione da clamidia e il linfogranuloma venereo, ma anche l'epatite virale B e l'epatite virale C. HIV e AIDS non sono in quell'elenco perché hanno sistemi di sorveglianza propri, anch'essi a notifica obbligatoria: l'AIDS dal decreto ministeriale del 28 novembre 1986, l'infezione da HIV dal decreto ministeriale del 31 marzo 2008, che ha istituito il sistema di sorveglianza delle nuove diagnosi.
Detto per intero, il punto è rassicurante e va detto per intero proprio per questo: la notifica è un flusso epidemiologico verso il servizio di igiene e sanità pubblica. Non è una comunicazione a familiari, partner o datori di lavoro, e resta coperta dalle tutele di riservatezza della legge 135/1990.
La notifica al partner è un'altra cosa: è avvisare le persone con cui si sono avuti rapporti. In Italia è affidata alla persona, con il supporto del centro. Non esistono linee guida nazionali: lo studio del progetto europeo INTEGRATE (BMC Infectious Diseases, 2021) classifica l'Italia con «no» alla voce linee guida nazionali di partner notification per HIV e IST, e rileva che alcune Regioni ne hanno di proprie mentre altre usano linee guida internazionali o nessuna. Lo riconosce l'ISS stesso, che fra le azioni possibili del Notiziario 2026 indica di «migliorare il contact tracing delle persone con IST e promuovere la terapia del partner».
L'indicazione pratica utilizzabile viene dal Vademecum di prevenzione delle IST curato da SIMaST con l'ISS nell'ottobre 2024: per clamidia e gonorrea si consiglia di avvisare i partner sessuali degli ultimi tre mesi prima della diagnosi, e di astenersi dai rapporti fino alla guarigione. Lo stesso documento inquadra l'avviso non come sfiducia ma come una forma di rispetto verso la propria salute e quella dell'altra persona. Chi non se la sente di farlo da solo può chiedere al centro come procedere: è una richiesta ordinaria, non un'eccezione.
Il periodo finestra: quando un test dice qualcosa, e quando non dice niente
La definizione esatta
Le linee guida britanniche sul test HIV la scrivono così: il periodo finestra è «the time interval between exposure to infection and accurate detection of that infection», e finisce quando l'infezione può essere rilevata in modo costante da quel test (BHIVA, BASHH e BIA, Adult HIV Testing Guidelines 2020, p. 19).L'ultima parte è quella che cambia tutto. Il periodo finestra è una proprietà del test, non dell'infezione: cambia se cambia il test. Per questo «la finestra dell'HIV» al singolare non esiste, e per questo un autotest comprato in farmacia e un prelievo venoso fatto lo stesso giorno non danno la stessa informazione.
Le tre cose che vengono confuse ovunque
• Periodo di incubazione: dall'esposizione ai sintomi. Per l'epatite B è di 40-160 giorni (Green Book 2026).• Periodo finestra: dall'esposizione al momento in cui il test è attendibile.
• Test di guarigione: il controllo dopo la terapia, che non c'entra nulla con l'attesa dopo un rapporto (sezione 5).
Due numeri, non uno
Per ogni test esistono un tempo dopo cui comincia a essere informativo e un tempo dopo cui un risultato negativo esclude. Le linee guida britanniche non lasciano la scelta al caso, e dicono esplicitamente su quale dei due basare le informazioni al pubblico: le politiche dei servizi e le informazioni ai pazienti sul periodo finestra «should be based on 99th percentile estimates», e se il test viene fatto prima di quell'intervallo i dati sulla finestra vanno usati per spiegare alla persona quanto è probabile un falso negativo (BHIVA 2020).È esattamente qui che sbagliano le guide divulgative, quando citano per l'HIV «18 giorni». Diciotto giorni è vicino alla mediana dei test di laboratorio di quarta generazione: significa che a quel giorno metà delle infezioni è rilevabile. Non è una rassicurazione, è una moneta lanciata.
Le regole di conteggio
• Si conta dall'esposizione, non dal giorno in cui si fa il test.• Se le esposizioni sono state più di una, si conta dall'ultima.
• Un test fatto dentro la finestra non riduce il rischio e non lo quantifica. La linea guida britannica sulla gonorrea è esplicita: «Infection cannot be ruled out in individuals who test within two weeks of sexual contact with an individual with gonorrhoea» (BASHH 2025). Quella sulla sifilide anche: «Negative results within 3 months of infection cannot exclude early syphilis» (BASHH 2024).
• Dentro la finestra si è già contagiosi: un test non ancora attendibile non è una garanzia per il partner. Per l'HIV in particolare la fase acuta, che cade proprio dentro la finestra, è quella con la carica virale più alta e con il rischio di trasmissione maggiore. L'ISS lo dice così: durante il periodo finestra si può trasmettere inconsapevolmente l'infezione.
• Profilassi e terapie spostano i tempi. La profilassi post-esposizione, la PrEP e l'inizio precoce della terapia antiretrovirale possono attenuare la risposta anticorpale e produrre sierologie atipiche o non reattive (BHIVA 2020). Dopo un ciclo di profilassi post-esposizione il conto non riparte dall'esposizione: il test finale si fa almeno 45 giorni dopo la fine del ciclo, cioè almeno 73 giorni dall'esposizione se il ciclo di 28 giorni è stato completato, e per le esposizioni sessuali si può fare a 12 settimane per allinearlo al test per la sifilide (BHIVA e BASHH, linea guida PEP 2021).
L'HIV, generazione per generazione
I dati sotto vengono da un'analisi di 222 campioni longitudinali di 25 persone durante la sieroconversione (Delaney et al.), riportata nella linea guida britannica del 2020. La colonna che conta per una decisione personale è la terza.• Test di laboratorio di IV generazione, che cerca insieme l'antigene p24 e gli anticorpi: mediana 17,8 giorni (IQR 13,0-23,6), 99° percentile 44,3 giorni.
• Test di laboratorio di III generazione, solo anticorpi: mediana 23,1 giorni (IQR 18,4-28,8), 99° percentile 49,5 giorni.
• Test rapidi di III generazione: mediana 31,1 giorni (IQR 26,2-37,0), 99° percentile 56,7 giorni.
Da qui la raccomandazione formale, di grado 1A: 45 giorni per i test di laboratorio di quarta generazione, 60 giorni per quelli di terza, 90 giorni per tutti i test rapidi. E la frase che chiude il capitolo: «All tests were capable of detecting infection by 90 days post-exposure». Per chi vuole quantificare l'attesa, sempre nella stessa linea guida, la probabilità cumulativa di un falso negativo con i test di quarta generazione è del 5% a 34 giorni, dell'1% a 42 giorni e dello 0% a 50 giorni (Taylor et al.).
La divergenza fra Italia e Regno Unito va detta, non appianata. Il riferimento italiano dell'ISS e del Ministero della Salute (pagina Uniti contro l'AIDS, aggiornamento del 31 ottobre 2019) indica che l'antigene p24 è riscontrabile da circa due settimane, gli anticorpi da circa tre settimane, e che «una risposta definitiva si ha dopo 40 giorni per i test di quarta generazione e dopo 3 mesi per i test di terza generazione». I CDC statunitensi indicano 18-45 giorni per il test di laboratorio antigene/anticorpo. Non è l'errore di nessuno: sono soglie fissate su percentili e panel di campioni diversi.
Le due soglie però non si equivalgono nell'uso pratico, e questa guida adotta la più protettiva: 45 giorni. È la stessa scelta che la linea guida britannica impone quando dice di basare le informazioni al pubblico sul 99° percentile, che per la quarta generazione di laboratorio è 44,3 giorni, e che formalizza con una raccomandazione di grado 1A. In concreto: un test di quarta generazione negativo fatto a 40 o 41 giorni è già conclusivo secondo il riferimento italiano, ma non ancora secondo il criterio del 99° percentile — la probabilità residua di un falso negativo a 42 giorni è ancora dell'1% (Taylor et al.). Basta ripetere il prelievo a 45 giorni compiuti dall'ultima esposizione, e non c'è ragione clinica per non farlo. Chi ha fatto il test prima dei 45 giorni compiuti deve comunque ripeterlo, anche se lo ha fatto a 41, 42 o 44: sono proprio i giorni in cui il riferimento italiano dice già di stare tranquilli e il criterio del 99° percentile non ancora.
Una precisazione sul significato di quel numero, perché le due misure che questa sezione usa non coincidono e vale la pena non confonderle. I 45 giorni sono la soglia raccomandata, costruita sul 99° percentile di 44,3 giorni: vuol dire che a quel punto il test ha visto il 99 per cento delle infezioni. La curva cumulativa di Taylor, che misura un'altra cosa, colloca lo zero per cento di falsi negativi a 50 giorni. Non è una contraddizione: 45 giorni è la soglia su cui le linee guida chiedono di regolarsi e su cui si basa questa guida, e chi vuole il margine massimo aspetta i 50. Se ci sono dubbi sul tipo di esposizione, la decisione si prende con il servizio che ha fatto il test.
La stessa divergenza esiste, ancora più ampia, per i test di terza generazione: 60 giorni per BHIVA, 3 mesi per l'ISS. Anche lì la soglia sicura è la più lunga.
Un'ultima cosa sull'autotest venduto in farmacia: è un test di terza generazione, e la pagina istituzionale italiana precisa che fornisce «una risposta pienamente attendibile dopo tre mesi dall'eventuale contagio». Usarlo a tre settimane e considerarlo conclusivo è l'uso sbagliato più frequente.
Quando il test comincia a dire qualcosa e quando è conclusivo
| Infezione e tipo di test | Comincia a essere informativo | È conclusivo | Fonte e anno |
|---|---|---|---|
| HIV, laboratorio IV generazione | Mediana 17,8 giorni; antigene p24 da circa 2 settimane | 45 giorni, 99° percentile 44,3 (BHIVA); l'ISS indica 40 giorni, ma le due soglie divergono e la sicura è la più lunga | ISS 2019; BHIVA 2020 |
| HIV, laboratorio III generazione | Mediana 23,1 giorni | 60 giorni secondo BHIVA, 99° percentile 49,5; 3 mesi secondo ISS e Ministero della Salute: come per la quarta generazione la soglia sicura è la più lunga | BHIVA 2020; ISS 2019 |
| HIV, test rapido e autotest | Mediana 31,1 giorni | 90 giorni; 3 mesi per l'autotest da farmacia | BHIVA 2020; ISS |
| HIV, dopo un ciclo di profilassi post-esposizione | Non applicabile | Almeno 45 giorni dalla fine del ciclo, cioè almeno 73 giorni dall'esposizione; per esposizioni sessuali a 12 settimane | BHIVA e BASHH, PEP 2021 |
| Clamidia, NAAT | Può positivizzarsi già entro 1-3 giorni, ma è esperienza clinica: la linea guida dichiara che l'evidenza sul tempo minimo fra esposizione e rilevabilità manca | 14 giorni dall'esposizione, con ripetizione del NAAT (raccomandazione di grado 2, bassa certezza) | IUSTI 2025 |
| Gonorrea, NAAT | Non stabilito: le linee guida dichiarano che manca l'evidenza per indicare il momento ottimale | 14 giorni dall'esposizione | BASHH 2025 |
| Sifilide, sierologia | I test treponemici sono negativi prima del sifiloma e possono restarlo fino a 2 settimane dopo; RPR di solito positivo intorno a 6 settimane | 3 mesi dal contatto a rischio | BASHH 2024 |
| Epatite B | Incubazione 40-160 giorni; HBsAg più comunemente rilevato entro 60-90 giorni, che non è un periodo finestra | Nessun singolo test è conclusivo: HBsAg più HBsAb a 12 settimane e, se l'HBsAb resta sotto 10 IU, un ulteriore HBsAg a 6 mesi | Green Book 2026; BHIVA e BASHH, PEP 2021 |
| Epatite C, RNA o antigene | RNA rilevabile entro 1-2 settimane; i CDC prevedono l'RNA a 3-6 settimane dall'esposizione | Nessun singolo test è conclusivo: un RNA negativo a 12 settimane va completato da un anti-HCV a 4-6 mesi, perché nella fase acuta la viremia può essere intermittente | CDC MMWR 2020; BHIVA e BASHH, PEP 2021 |
| Epatite C, anticorpi | Sieroconversione in media 8-11 settimane, con ritardi documentati nelle persone immunodepresse | Oltre il 90% positivo a 12 settimane, quindi un negativo a 12 settimane non esclude: il controllo che chiude è l'anti-HCV a 4-6 mesi | CDC MMWR 2020; Hepatitis C Online, University of Washington |
| Herpes genitale | PCR sulla lesione appena compare | Non esiste una finestra di screening; nei casi selezionati di sospetta acquisizione recente di HSV-2 la sierologia tipo-specifica si ripete a 12 settimane | BASHH 2023 e 2024; CDC 2021 |
| HPV | Non è un test post-esposizione | Vale il calendario dello screening cervicale | ISS e Ministero della Salute |
| Trichomonas e Mycoplasma genitalium | Non stabilito | Nessun periodo finestra pubblicato nelle linee guida consultate | BASHH 2021, 2023, 2025 |
L'epatite B non ha un numero solo, ha un percorso
È la casella che viene semplificata più spesso, e semplificarla costa caro. Per l'epatite B non esiste un periodo finestra unico: esiste un percorso, e dipende dall'immunità. Il primo passo non è un test, è sapere se si è protetti.• Chi ha un HBsAb documentato sopra 10 IU in qualsiasi momento, cioè chi è stato vaccinato e ha risposto, non ha bisogno di alcun controllo, né iniziale né di follow-up.
• Chi non è immune, o non sa di esserlo: HBsAg e HBsAb insieme a 12 settimane. Se a quel punto l'HBsAb resta sotto 10 IU, serve un ulteriore HBsAg a 6 mesi.
Il motivo è nei numeri della fonte. Il Green Book scrive che l'incubazione va da 40 a 160 giorni e che l'HBsAg è rilevato «più comunemente» entro 60-90 giorni: «più comunemente» non è «sempre», e dodici settimane sono 84 giorni, cioè dentro quell'intervallo e non oltre. Un HBsAg negativo a 12 settimane, da solo, non chiude la questione, perché l'incubazione può arrivare a 160 giorni (UKHSA Green Book cap. 18; BASHH e BHIVA, PEP 2021, Tabella 6). E se l'esposizione è recente, il controllo non è l'unica cosa da chiedere: c'è anche una profilassi post-esposizione per l'epatite B, ed è nella sezione 9.
Le infezioni per cui la finestra non si applica
Per quattro infezioni il concetto proprio non funziona come per le altre, ed è il punto in cui le guide divulgative inventano numeri con più disinvoltura.L'herpes genitale si diagnostica con un tampone della lesione e la PCR mentre la lesione è presente; la sierologia non è raccomandata per la diagnosi di routine, e la linea guida britannica del 2023 lo scrive in maiuscolo. Non esiste un test di screening con un periodo finestra.
L'HPV non ha un test da fare dopo un rapporto: ha uno screening oncologico programmato, che nella donna passa dal prelievo cervicale (sezione 8). Per l'uomo non esiste una pratica clinica standardizzata di test.
Trichomonas e Mycoplasma genitalium: nessuna delle linee guida consultate enuncia un periodo finestra, e per entrambi lo screening degli asintomatici non è raccomandato. Le cifre che circolano in rete su questi due punti non hanno una fonte istituzionale. Estrapolare la regola delle due settimane della clamidia sarebbe un'analogia, non un dato.
Tre errori da non fare
• Contare i giorni dal giorno del test invece che dall'esposizione, o dalla prima esposizione invece che dall'ultima.
• Usare la mediana come se fosse una garanzia: a 18 giorni un test di quarta generazione ha visto metà delle infezioni, non tutte.
• Considerare conclusivo un autotest fatto a tre settimane: è un test di terza generazione, e la risposta pienamente attendibile arriva a tre mesi.
Un ultimo servizio al lettore. Se trovate ancora scritto, anche su una pagina istituzionale italiana, che il periodo finestra dell'HIV è di «3-6 mesi», si tratta di materiale prodotto per un progetto del 2007-2008 e rimasto online: non riflette le indicazioni attuali.
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Quali test, su quali campioni, e perché «reattivo» non vuol dire «positivo»
Due famiglie di test, e da lì le finestre
Alcuni test cercano il microrganismo: i NAAT e le PCR ne cercano il materiale genetico, la coltura lo fa crescere. Altri cercano la risposta immunitaria, cioè gli anticorpi che l'organismo produce, e in alcuni casi anche un antigene virale. Questa differenza spiega da sola perché le finestre sono così diverse: il materiale genetico c'è appena l'infezione attecchisce, gli anticorpi richiedono settimane per comparire.Il campione giusto dipende dalla sede
La regola generale è nella guida britannica sui test del 2023: urine del primo getto per chiunque abbia un'uretra peniena, tampone vaginale per chiunque abbia una vagina, tamponi faringei e rettali guidati dalla storia sessuale. Il tampone vulvovaginale rende meglio del tampone endocervicale e significativamente meglio delle urine (grado 1A). Per gli uomini che fanno sesso con uomini sessualmente attivi è raccomandato il test alle tre sedi: urine, faringe e retto.Il corollario pratico: un test fatto nella sede sbagliata produce un negativo che non vale niente. È il motivo per cui vale la pena dire al medico che tipo di rapporti si sono avuti — non per una valutazione, ma perché quella risposta determina dove si passa il tampone.
L'autoprelievo funziona. I campioni vaginali e rettali raccolti dalla persona stessa sono equivalenti per sensibilità e specificità a quelli raccolti dal clinico (CDC 2021, BASHH 2023), e il gradimento è alto. Per molte persone è la differenza fra fare il test e non farlo.
| Infezione | Campione | Tipo di test | Che cosa serve per confermare |
|---|---|---|---|
| Clamidia | Urine primo getto, tampone vulvovaginale, faringeo, rettale | NAAT | Tipizzazione per LGV sui campioni rettali e faringei positivi negli MSM |
| Gonorrea | Urine primo getto, tampone vulvovaginale, faringeo, rettale | NAAT più coltura sulla stessa sede | Un NAAT faringeo positivo va confermato su un bersaglio genico diverso; la coltura serve per l'antibiogramma |
| Sifilide | Sangue; tampone o materiale della lesione | Test treponemico EIA o CLIA su siero; PCR e microscopia in campo oscuro sulla lesione | Un test di screening positivo va confermato con un secondo test treponemico su un secondo campione, più RPR quantitativo |
| HIV | Sangue venoso; sangue capillare; fluido orale | Sierologia di IV generazione in laboratorio; test rapidi e autotest | Un risultato reattivo non è una diagnosi: serve sempre un test di laboratorio su un secondo campione |
| Herpes genitale | Tampone della lesione mentre è presente | NAAT o PCR, sensibilità 90,9-100% | Un tampone negativo non esclude nulla; i tamponi senza lesione non servono |
| HPV | Prelievo di cellule della cervice | HPV-DNA test all'interno dello screening | Percorso di approfondimento previsto dal programma di screening |
| Epatite B | Sangue | HBsAg, anti-HBc totale, anti-HBs | HBsAg rilevato in due campioni prelevati ad almeno 6 mesi di distanza definisce l'infezione cronica |
| Epatite C | Sangue | Anticorpi anti-HCV, oppure test combinato antigene e anticorpo | La ricerca dell'RNA conferma se l'infezione è attiva: un anticorpo positivo indica un contatto con il virus, non necessariamente un'infezione in corso, perché circa il 30% delle persone (15-45%) lo elimina spontaneamente entro 6 mesi senza terapia (OMS) |
| Trichomoniasi | Tampone vaginale, tampone endocervicale, urine | NAAT, sensibilità 95,3-100% | La microscopia a fresco ha sensibilità 44-68% e crolla al 20% entro un'ora dal prelievo |
| Mycoplasma genitalium | Urine primo getto, tampone vaginale | NAAT | Ogni campione positivo andrebbe testato per le mutazioni di resistenza ai macrolidi |
«Reattivo» non è «positivo»
È la distinzione che nelle guide divulgative non esiste e che invece cambia il modo di vivere le ore fra un risultato e l'altro. Un risultato reattivo è il primo esito positivo prima del test di conferma. Le linee guida britanniche sono esplicite: «a single rapid diagnostic test is not sufficient to diagnose HIV and confirmatory laboratory testing is required». L'OMS aggiunge che l'autotest non fornisce una diagnosi di positività e che chi ha un risultato reattivo deve fare ulteriori test presso un servizio.Sull'autotest venduto in farmacia in Italia dal dicembre 2016, senza ricetta, su sangue dal polpastrello e con risposta in 15 minuti, l'ISS specifica anche il terzo esito possibile, quello che genera più confusione: oltre a non reattivo e reattivo esiste il non valido, quando non compare nemmeno la banda di controllo. Un test non valido non è un negativo: si ripete con un kit nuovo. Il test rapido salivare ha sensibilità più bassa di quello su sangue, e in Italia non ne è consentita la vendita ai privati: si esegue solo in presenza di personale medico.
Sul test di conferma è più corretto dire che il laboratorio esegue un test di conferma su un secondo campione, senza dichiarare quale sia «il» test: la pagina italiana cita ancora il Western blot, mentre l'algoritmo statunitense dal 2014 usa un test di differenziazione fra HIV-1 e HIV-2.
I test che non vanno fatti
Nelle persone senza sintomi le linee guida britanniche del 2023 sconsigliano esplicitamente il test per Gardnerella vaginalis, Mycoplasma hominis, Ureaplasma spp., Haemophilus ducreyi, herpes simplex e mpox. E mettono in guardia dai pannelli multiplex commerciali che promettono decine di germi in un colpo solo: o usano il campione sbagliato per il patogeno cercato, o cercano organismi il cui significato clinico negli asintomatici è dubbio. Per il Mycoplasma genitalium la linea guida 2025 va oltre: lo screening degli asintomatici non è raccomandato «and indeed is likely to do harm at a population level», e chi ha una clamidia o una gonorrea confermata e non ha sintomi non dovrebbe essere testato di routine per questo batterio.Dove si fa il test in Italia, quanto costa, se è anonimo
Cominciamo dalla cosa che quasi nessuno dice: una regola nazionale unica non esiste. La frase che circola dappertutto — «il test è gratuito, anonimo e senza ricetta» — è vera in molti servizi e falsa in altri. Lo scrive la fonte istituzionale più recente, il Vademecum di prevenzione delle IST curato da SIMaST con l'ISS nell'ottobre 2024: «Nei centri pubblici di alcune regioni, determinati test diagnostici per IST sono totalmente gratuiti». Di alcune regioni, e determinati test.
| Tipo di servizio | Che cosa si trova | Costo tipico | Anonimato | Che cosa verificare prima di andare |
|---|---|---|---|---|
| Ambulatorio IST ospedaliero o di ASL | Visita specialistica, tamponi su tutte le sedi, sierologie | Test HIV gratuito per legge; per le altre IST dipende dalla Regione e dal centro | Variabile: alcuni centri anonimi, altri confidenziali | Se serve l'impegnativa, se si accede su prenotazione, quali test sono gratuiti |
| Consultorio familiare | Accesso diretto, orientamento, alcuni test e invii | Prestazioni consultoriali generalmente gratuite | Confidenziale | Quali test esegue direttamente e quali invia altrove |
| Checkpoint del terzo settore | Test rapidi, colloquio, accompagnamento ai servizi | Tipicamente gratuiti | Tipicamente anonimi | Giorni e orari, quali infezioni copre il test rapido |
| Laboratorio privato | Pannelli di test su richiesta | A pagamento, variabile | Confidenziale | Che i test richiesti siano quelli giusti per le sedi esposte |
| Pronto soccorso o centro di malattie infettive | Valutazione per la profilassi post-esposizione | Percorso di urgenza | Confidenziale | Nessuna: entro 72 ore da un'esposizione a rischio ci si presenta e basta |
Che cosa è normato a livello nazionale, e che cosa no
È normata la gratuità del test HIV. Il decreto legislativo 29 aprile 1998 n. 124, articolo 1 comma 5 lettera b), esclude dalla partecipazione al costo «la prevenzione della diffusione dell'infezione da HIV, limitatamente all'accertamento dello stato di infezione, in favore dei soggetti appartenenti a categorie a rischio, con comportamenti a rischio o incidentalmente esposti a rischio di infezione». Il riferimento per l'esenzione è il decreto ministeriale del 1° febbraio 1991.Il linguaggio della norma è del 1998 e ragiona per «categorie» e «comportamenti», ma non implica nessuna verifica: non si deve dimostrare nulla né appartenere a un elenco, e non c'è niente da confessare a nessuno. È sufficiente riferire di aver avuto un rischio — e il rischio lo si riferisce, non lo si giustifica. L'ISS descrive il test HIV come gratuito e, nella maggior parte dei servizi sanitari, senza ricetta medica e anonimo. Un punto che va detto come diritto e non come concessione: secondo il Ministero della Salute, «le persone straniere, anche se prive del permesso di soggiorno, possono effettuare il test alle stesse condizioni del cittadino italiano».
Non è normato il resto. Per le infezioni diverse dall'HIV non esiste un'esenzione nazionale equivalente, e le condizioni cambiano da Regione a Regione e da centro a centro. Sulla ricetta, il controesempio istituzionale esiste: la pagina della ASL Roma 1 sulle infezioni sessualmente trasmesse indica che il test HIV viene eseguito con impegnativa, che il Centro può rilasciarla su appuntamento e che il servizio funziona su prenotazione. Altri ambulatori pubblici dichiarano invece accesso diretto senza prescrizione. La formulazione onesta è quindi: in molti servizi non serve la ricetta e il test HIV è gratuito, ma va verificato prima.
Anonimo non è la stessa cosa di confidenziale
Anonimo significa che non viene richiesto alcun documento e che nessun dato identificativo viene raccolto. Confidenziale significa che i dati vengono forniti soltanto all'operatore che esegue il test, che li conserva e li tratta in modo riservato. La spiegazione del perché la seconda modalità non è una perdita di protezione viene dal Ministero della Salute: fornire i propri dati all'operatore prima del prelievo «ha il solo fine di tutelare la persona affinché il risultato possa essere consegnato solo a lei». Dare il nome è il meccanismo che impedisce che il referto finisca a qualcun altro.Che cosa dice la legge 5 giugno 1990 n. 135, articolo 5
• Gli operatori sanitari devono adottare tutte le misure occorrenti per la tutela della riservatezza della persona assistita.
• «Nessuno può essere sottoposto, senza il suo consenso, ad analisi tendenti ad accertare l'infezione da HIV se non per motivi di necessità clinica nel suo interesse».
• «La comunicazione di risultati di accertamenti diagnostici diretti o indiretti per infezione da HIV può essere data esclusivamente alla persona cui tali esami sono riferiti». Nessuno può ritirare il referto al posto di un'altra persona.
• L'infezione accertata non può costituire motivo di discriminazione, in particolare per l'iscrizione alla scuola, per lo svolgimento di attività sportive e per l'accesso o il mantenimento di posti di lavoro.
Chi ha meno di 18 anni
Allo stato attuale, per accedere al test HIV serve il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.Tre cose che questa regola non toglie, e che vanno dette perché altrimenti la frase qui sopra diventa un muro.
• In emergenza e urgenza le cure necessarie si assicurano comunque, senza attendere il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale: lo prevede la legge 219/2017 all'articolo 1 comma 7. Se l'esposizione è nelle ultime 72 ore, un minorenne che si presenta al pronto soccorso viene valutato per la profilassi post-esposizione.
• Il consultorio familiare è ad accesso libero e gratuito, e molte ASL hanno al suo interno uno Spazio Giovani dedicato agli adolescenti. È il posto più semplice per parlare con qualcuno, capire quali test servono e per quali sedi — ed è anche la strada per un tampone per clamidia o gonorrea, che nella fascia 15-24 anni è la situazione statisticamente più frequente.
• Il Telefono Verde AIDS e IST 800 861 061 è anonimo, quindi si può chiamare a qualsiasi età senza dare il proprio nome.
La pagina «Test HIV e minori» del sito del Ministero della Salute aggiunge però due strade concrete: l'operatore sanitario può rivolgersi al giudice tutelare quando il minore non riesce a coinvolgere i genitori, e alcune ASL hanno costruito percorsi dedicati per i sedicenni e i diciassettenni, che prevedono l'esecuzione del test in situazioni emergenziali garantendo il supporto nella comunicazione dell'esito. La stessa pagina richiama il parere dell'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza del febbraio 2019, favorevole all'accesso autonomo in un contesto protetto del Servizio sanitario nazionale.
Una proposta di legge cambierebbe questo quadro, prevedendo l'accesso gratuito ai test per HIV dai 14 anni senza il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale: è il testo unificato C. 218-948-1078-1198-A, in discussione alla Camera dal febbraio 2026, con ultimo evento registrato il 27 maggio 2026. Non è legge (verificato all'11 agosto 2026). È la parte di questa guida che invecchia più in fretta.
I programmi di screening che esistono davvero
I programmi organizzati e gratuiti che in Italia intercettano un'infezione sessualmente trasmessa sono tre, non uno.Il primo è lo screening cervicale, che rientra nei livelli essenziali di assistenza ed è gratuito fra i 25 e i 64 anni. Il test però cambia con l'età, e non saperlo genera confusione: Pap test ogni 3 anni fra i 25 e i 29 anni, HPV-DNA test ogni 5 anni fra i 30 e i 64. Nelle Regioni che non hanno ancora completato la conversione, il Pap test triennale resta offerto su tutta la fascia. Una venticinquenne convocata per un Pap test non è stata testata «con il test sbagliato»: è il protocollo previsto per la sua età.
Il secondo è lo screening nazionale gratuito per l'epatite C, rivolto ai nati fra il 1969 e il 1989, alle persone seguite dai servizi per le dipendenze e alle persone detenute.
Il terzo programma: gli esami in gravidanza
È quello di cui si parla di meno, ed è quello che protegge due persone. In gravidanza il Servizio sanitario nazionale offre gratuitamente, in esenzione, il test HIV, la sierologia per la sifilide (TPHA e VDRL) e l'HBsAg per l'epatite B, secondo il calendario fissato dal decreto ministeriale del 10 settembre 1998: HIV e sierologia per la sifilide alla prima visita, entro la tredicesima settimana, e HBsAg fra la trentatreesima e la trentasettesima. La scheda dell'ISS sulla sifilide raccomanda lo screening sierologico a tutte le donne alla prima visita e alla fine della gravidanza, esteso anche al partner.Due precisazioni che contano. La prima: sono esami che si accettano o si rifiutano, non obblighi, e nessuno può eseguirli senza consenso. La seconda: servono perché il trattamento in gravidanza funziona. La terapia previene la sifilide congenita, l'immunoprofilassi al neonato previene la trasmissione dell'epatite B, e la terapia antiretrovirale riduce la trasmissione dell'HIV al di sotto dell'1%, contro il 15-20% in assenza di terapia. È il punto in cui fare un test cambia l'esito per qualcuno che non può chiederlo da sé.
Non esiste un programma nazionale organizzato di screening per la clamidia, che pure è l'infezione con l'aumento maggiore e con una quota di positivi dell'8,3% fra i quindici-ventiquattrenni testati nei laboratori della rete sentinella, contro il 2,7% fra gli over 24 (ISS, dati 2024). Attenzione al denominatore: non è la prevalenza nella popolazione generale, perché chi arriva a fare quel test è già una popolazione selezionata. L'offerta del test alle persone giovani, anche senza sintomi, resta opportunistica e dipende dal servizio a cui ci si rivolge.
Va detto per intero, però, perché altrimenti sembra una lacuna e basta: la stessa linea guida europea IUSTI 2025 giudica scarse le prove a sostegno dello screening degli asintomatici e assenti quelle su come impostarlo al meglio. Il dibattito internazionale è aperto e questa guida non prende posizione. Quello che resta vero per chi legge è che il test esiste, è semplice, non è invasivo, ma in genere va chiesto.
Il numero da chiamare quando non si sa dove andare
L'elenco nazionale esiste, ed è dell'ISS. La banca dati dei centri dove fare il test per l'HIV e per le altre IST è consultabile su uniticontrolaids.it, alla voce «Il test», con mappa e ricerca per Regione e Provincia, e distingue i centri per il test HIV, i centri per i test sulle altre IST e i checkpoint community based, indicando le modalità di accesso. A novembre 2025 comprendeva 628 strutture censite in tutta Italia; l'ISS riporta inoltre che la PrEP è offerta in 188 centri e la profilassi post-esposizione è disponibile in 186, che è il dato che serve a chi legge la sezione 9. Fuori orario, o se il centro più vicino non è raggiungibile in tempo, ci si presenta al pronto soccorso: entro le 72 ore la variabile è il tempo.Il secondo indirizzo istituzionale è il Telefono Verde AIDS e IST dell'Istituto Superiore di Sanità, 800 861 061, anonimo e gratuito, dal lunedì al venerdì dalle 13.00 alle 18.00, con la possibilità di consulenza anche in materia legale. Gli operatori orientano alla sede più comoda per una visita specialistica o per i test. Per le persone sorde è attivo l'indirizzo [email protected].
Prevenire: preservativo, PrEP, PEP e «non rilevabile uguale non trasmissibile»
Il punto di partenza è quello che la guida sulla contraccezione ripete a ogni scheda, e che le linee guida IST dei CDC del 2021 formulano così: i metodi contraccettivi che non sono barriere meccaniche non offrono alcuna protezione contro l'HIV e le altre infezioni. Chi usa pillola, spirale o impianto ha risolto un problema, non due. La differenza, rispetto a dieci anni fa, è che accanto al preservativo esistono oggi altri cinque strumenti.
| Strumento | Protegge da | Non protegge da | Dove si ottiene in Italia |
|---|---|---|---|
| Preservativo esterno | Molto dalle infezioni che passano dai fluidi: HIV, gonorrea, clamidia, trichomoniasi; parzialmente da HPV, herpes e sifilide | Niente è coperto al 100%; la protezione cala per le infezioni che passano da aree scoperte | Farmacie, supermercati, distributori, checkpoint |
| Preservativo interno | Può proteggere da acquisizione e trasmissione delle IST, ma i dati sono limitati | Efficacia nel rapporto anale ricettivo sconosciuta | Farmacie |
| PrEP | Solo dall'HIV: riduzione stimata intorno al 99% per via sessuale se assunta come prescritto | Gonorrea, clamidia, sifilide, HPV, herpes, epatiti | Centri di malattie infettive, prescrizione dell'infettivologo, farmacie ospedaliere |
| PEP | HIV, entro 72 ore, con un ciclo di 28 giorni. Esiste inoltre una profilassi post-esposizione per l'epatite B: chi non è vaccinato o non è protetto e ha avuto un rapporto non protetto con una persona HBsAg positiva chiede subito il vaccino in schedula accelerata, con immunoglobuline specifiche nei casi indicati | Le altre infezioni, per cui valgono test e tempi propri | Pronto soccorso o centro di malattie infettive, entro 72 ore per l'HIV ed entro 7 giorni dall'ultimo contatto per l'epatite B |
| Doxy-PEP | Sifilide e clamidia, con riduzione superiore al 70%, e gonorrea di circa il 50%: doxiciclina 200 mg entro 72 ore da un rapporto | HIV, per cui valgono PrEP e PEP; e non è oggi oggetto di una raccomandazione nazionale italiana | Da discutere con un centro IST o di malattie infettive |
| Vaccini | HPV, epatite B, epatite A, mpox | Tutte le altre infezioni di questa guida | Servizio vaccinale della ASL |
| Terapia antiretrovirale efficace | Trasmissione sessuale dell'HIV dalla persona in terapia con carica virale non rilevabile: rischio zero | Tutte le altre infezioni, per entrambe le persone | Centro di malattie infettive |
Il preservativo: che cosa ne riduce l'efficacia
I dati pratici vengono dalle linee guida IST dei CDC del 2021. Negli Stati Uniti si rompono circa 2 preservativi ogni 100 durante rapporto e sfilamento, con tassi che possono essere leggermente più alti nel rapporto anale. Nella pratica, però, l'efficacia dipende meno dalla rottura che dalla costanza e dalla correttezza d'uso: le condizioni che la riducono sono note e quasi tutte evitabili. Le regole che contano: non usarli oltre la data di scadenza né oltre cinque anni dalla produzione; con il lattice si usano lubrificanti a base d'acqua o di silicone, mai a base oleosa, perché vaselina, oli da massaggio, creme e oli alimentari indeboliscono il materiale. Il poliuretano offre una protezione paragonabile al lattice ed è l'alternativa per chi è allergico.Tre cose sconsigliate. I preservativi in membrana naturale hanno pori fino a 1500 nanometri di diametro, oltre dieci volte il diametro dell'HIV, e non sono raccomandati per la prevenzione delle infezioni. Il nonoxinol-9 può danneggiare l'epitelio genitale o rettale ed è stato associato a un aumento del rischio di HIV: i preservativi che lo contengono non sono più efficaci degli altri. Il diaframma, che negli studi osservazionali protegge da gonorrea cervicale, clamidia e trichomoniasi, non va usato come unica protezione da HIV e IST.
Doxy-PEP, la novità sulle IST batteriche
È l'unico strumento davvero nuovo degli ultimi anni contro le infezioni batteriche, cioè proprio quelle di cui questa guida documenta l'aumento in Italia, e vale la pena nominarlo per non lasciare l'impressione che oltre al preservativo non esista nulla. Si tratta di doxiciclina 200 mg presa entro 72 ore da un rapporto. La linea guida dedicata dei CDC, del 6 giugno 2024, la prevede per gli uomini che fanno sesso con uomini e per le donne transgender con una IST batterica diagnosticata nei 12 mesi precedenti, e riporta una riduzione superiore al 70% per sifilide e clamidia e di circa il 50% per la gonorrea, con test per le IST alle sedi esposte al basale e poi ogni 3-6 mesi.Tre precisazioni. Non riguarda l'HIV. Non è oggi oggetto di una raccomandazione nazionale italiana, quindi va discussa con un centro IST o di malattie infettive e non si improvvisa per conto proprio. E il tema aperto, che gli stessi CDC segnalano come oggetto di studi in corso, è la resistenza antimicrobica.
PrEP
È l'assunzione di farmaci antiretrovirali da parte di persone senza HIV per prevenire l'infezione. Secondo i CDC (pagina di guida clinica aggiornata al 30 aprile 2026), la PrEP orale assunta come prescritto riduce di circa il 99% il rischio di contrarre l'HIV per via sessuale, e la formulazione iniettabile con cabotegravir supera il 99%. I trial di riferimento sono PROUD (Lancet 2016) e ANRS IPERGAY (NEJM 2015), entrambi con una riduzione dell'86%.La riga da non lasciare implicita: la PrEP protegge solo dall'HIV. Per questo lo screening per clamidia, gonorrea e sifilide è raccomandato prima di iniziarla e nei controlli periodici.
E la condizione che viene prima di tutte: la PrEP si inizia solo dopo un test HIV negativo eseguito immediatamente prima dell'avvio, e dopo aver escluso i sintomi di un'infezione acuta. I CDC lo scrivono come requisito, non come cautela: infezione da HIV acuta e cronica vanno escluse con l'anamnesi dei sintomi e con il test subito prima di cominciare, perché iniziare la PrEP durante una sieroconversione non diagnosticata seleziona resistenze e ritarda la terapia. Il test HIV si ripete poi almeno ogni 3 mesi per tutta la durata della profilassi, insieme alla valutazione della funzione renale e allo screening per clamidia, gonorrea e sifilide. Corollario pratico: chi ha avuto un'esposizione a rischio nelle ultime 72 ore non è un candidato alla PrEP, è un candidato alla PEP (più avanti in questa sezione).
In Italia l'AIFA ha ammesso alla rimborsabilità l'indicazione PrEP con delibera n. 15 del 26 aprile 2023, determina n. 349/2023 pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 18 maggio 2023. La prescrizione è riservata allo specialista infettivologo, previa compilazione di una scheda che documenta i criteri di inclusione e l'inserimento in un percorso strutturato di monitoraggio, con distribuzione tramite le farmacie ospedaliere.
Tradotto fuori dal gergo amministrativo, perché è l'informazione che serve: per chi rientra nei criteri la PrEP è gratuita, a carico del Servizio sanitario nazionale, e viene consegnata dalla farmacia ospedaliera. L'unica spesa possibile riguarda alcuni esami di monitoraggio, secondo la Regione. Vale la pena dirlo anche per la PEP: la valutazione avviene nel percorso di urgenza del pronto soccorso e i farmaci sono forniti dall'ospedale, quindi il costo non è un motivo per rimandare.
Dal 2026 esiste inoltre una seconda forma. Con la delibera AIFA del 26 marzo 2026 anche la PrEP iniettabile con cabotegravir long-acting è rimborsata dal Servizio sanitario nazionale, in classe H/RNRL, per adulti e adolescenti dai 16 anni: prima iniezione, richiamo dopo un mese, poi un'iniezione ogni due mesi, prescritta e somministrata nei centri ospedalieri o dallo specialista infettivologo. È l'opzione che riguarda soprattutto chi non regge l'aderenza quotidiana. L'attuazione concreta varia fra le Regioni: il modo per saperlo è contattare un centro di malattie infettive della propria zona.
PEP: 72 ore, e perché il numero conta
Questo è il punto in cui un dato sbagliato produce un danno immediato, perché chi si crede fuori tempo massimo non si presenta.Lo standard internazionale attuale è: iniziare il prima possibile, idealmente entro 24 ore, e comunque non oltre 72 ore dall'esposizione, con un ciclo di 28 giorni. Lo dicono l'OMS nell'aggiornamento del 22 luglio 2024 e i CDC nelle raccomandazioni pubblicate l'8 maggio 2025, con la formula «initiate nPEP as soon as possible, but no later than 72 hours after exposure». Una pagina istituzionale italiana indica ancora 48 ore: se sono passate più di 48 ore ma meno di 72, ci si presenta lo stesso e la valutazione la fa il medico.
Il follow-up secondo i CDC 2025 prevede un test al basale, poi a 4-6 settimane e a 12 settimane dall'esposizione. Chi ha esposizioni ripetute o continuative dovrebbe essere valutato per la PrEP.
Attenzione, perché è il punto in cui si sbaglia: quello a 4-6 settimane è un controllo intermedio, non un test che esclude. Dopo un ciclo di profilassi il conto non riparte dall'esposizione, perché la profilassi attenua la risposta anticorpale e sposta la finestra. Il test HIV definitivo si fa almeno 45 giorni dopo la fine del ciclo — cioè almeno 73 giorni dall'esposizione se il ciclo di 28 giorni è stato completato — e per le esposizioni sessuali si può fare a 12 settimane, per allinearlo al test per la sifilide (BASHH e BHIVA, PEP 2021, raccomandazione 49, grado 1B). Fino ad allora si usa il preservativo: lo dice la linea guida stessa.
La riga da non lasciare implicita, qui. La PEP antiretrovirale riguarda solo l'HIV, ma dopo un'esposizione a rischio esiste anche una profilassi post-esposizione per l'epatite B, ed è tempo-dipendente esattamente come l'altra. Chi non è vaccinato, o non sa di esserlo, può ricevere il vaccino in schedula accelerata (0, 1 e 2 mesi) e, nelle esposizioni ad alto rischio verso una persona nota come infettante, le immunoglobuline specifiche. Il Green Book è esplicito: al partner sessuale di una persona con epatite B acuta si offre il vaccino e, se lo si vede entro una settimana dall'ultimo contatto, anche le immunoglobuline; per l'epatite B cronica si offre il vaccino, con immunoglobuline da valutare se il rapporto non protetto è avvenuto nell'ultima settimana. Si chiede nello stesso accesso in cui si valuta la PEP per l'HIV — e chi è nato prima del 1979 con ogni probabilità non è vaccinato (sezione 10).
Nelle prime 72 ore
• Dove: pronto soccorso ospedaliero oppure centro di malattie infettive.
• Che cosa dire: quando è avvenuta l'esposizione, di che tipo, e ciò che si sa dello stato dell'altra persona. Non serve sapere tutto.
• Che cosa portare, se ce l'avete: tessera sanitaria e l'elenco dei farmaci che state assumendo. Non sono requisiti: in pronto soccorso si viene assistiti anche senza documenti e senza tessera sanitaria, e le persone straniere prive di permesso di soggiorno accedono alle stesse condizioni, con il codice STP quando serve. Non rimandate per procurarvi qualcosa.
• Che cosa aspettarsi: la valutazione dell'indicazione è del medico, e non tutte le esposizioni la richiedono.
• Che cosa non fare: aspettare il giorno dopo per «vedere come va». Il tempo è la variabile.
Se l'esposizione è stata una violenza sessuale
Il percorso è lo stesso pronto soccorso, ma non si è lasciati a improvvisare: esiste un protocollo dedicato, previsto dalle Linee guida nazionali per le Aziende sanitarie e ospedaliere (DPCM 24 novembre 2017). Quel testo prescrive un'area separata dalla sala d'attesa che assicuri protezione e riservatezza, un codice di urgenza che eviti attese lunghe, i test per le IST batteriche, virali e protozoarie, la valutazione della profilassi post-esposizione per l'HIV, la prima dose di vaccino per l'epatite B e per l'HPV quando indicate, la contraccezione d'emergenza — tanto più efficace quanto prima viene somministrata — e la raccolta e conservazione degli elementi utili, con l'invio alla rete antiviolenza se la persona lo desidera.
Il punto che ferma più spesso chi dovrebbe andarci: non è necessario aver sporto denuncia per essere curati e assistiti. Le stesse linee guida parlano di informare della possibilità di sporgere denuncia o querela: è una scelta separata, e separata resta. Il numero di pubblica utilità 1522 è gratuito e attivo 24 ore su 24, e le indicazioni sul 1522 devono essere esposte nella zona del triage.
U=U, cioè non rilevabile uguale non trasmissibile
È uno dei risultati meglio documentati della medicina preventiva degli ultimi vent'anni, ed è anche lo strumento più efficace contro lo stigma.Lo studio HPTN 052 ha misurato una riduzione del 96% della trasmissione al partner nei risultati intermedi del 2011 e del 93% nei risultati finali (NEJM 2016), senza alcuna trasmissione osservata quando la replicazione virale nella persona trattata era stabilmente soppressa. Lo studio PARTNER (JAMA 2016) ha seguito 1.166 coppie sierodiscordanti in 14 Paesi europei: zero trasmissioni geneticamente collegate dopo circa 58.000 rapporti senza preservativo. PARTNER2 (Lancet 2019) ha seguito 782 coppie gay per 1.593 anni-coppia e 76.088 rapporti anali senza preservativo: zero trasmissioni all'interno della coppia, con limite superiore dell'intervallo di confidenza al 95% pari a 0,23 per 100 anni-coppia. Opposites Attract (Lancet HIV 2018) ha registrato zero trasmissioni in 232 anni-coppia. La revisione sistematica commissionata dall'OMS (Lancet 2023), su 7.762 coppie sierodiscordanti in 25 Paesi, non ha trovato alcuna trasmissione da persone stabilmente soppresse in terapia.
Un dettaglio di PARTNER2 vale la pena spiegarlo, perché a prima vista sembra una crepa. Durante lo studio ci sono state 15 nuove infezioni fra i partner senza HIV, ma nessuna geneticamente collegata al partner della coppia. Quelle 15 infezioni non sono un difetto: sono la forza dello studio, perché dimostrano che quelle persone avevano davvero rapporti a rischio con altri partner. Proprio per questo il fatto che nessuna infezione venisse dal partner con carica virale soppressa rende la prova robusta.
Il documento di posizione dell'OMS del 22 luglio 2023 fissa le soglie: con virus non rilevabile e terapia assunta come prescritto il rischio di trasmettere l'HIV ai partner sessuali è zero; con virus rilevabile ma pari o inferiore a 1.000 copie per millilitro il rischio è quasi zero o trascurabile.
Le tre precisazioni che quasi nessuno fa, e che rendono l'informazione utilizzabile: U=U riguarda la trasmissione sessuale, che è quella su cui esistono le prove; vale quando la carica virale non rilevabile è documentata e mantenuta nel tempo, non quando risulta da un referto isolato o vecchio di anni. Il documento dell'OMS parla di persone che continuano ad assumere la terapia come prescritto e classifica la carica virale sulla misurazione corrente, all'interno di un monitoraggio periodico: la stessa OMS prevede il controllo della carica virale entro 6 mesi dall'inizio della terapia, a 12 mesi e poi ogni anno. Quindi la formulazione corretta è «chi è in terapia efficace con carica virale non rilevabile, verificata nel tempo, non trasmette l'HIV per via sessuale» e non «chi ha l'HIV non trasmette»: un'interruzione della terapia, o un referto di anni fa, non sono equivalenti. E infine U=U non protegge dalle altre infezioni, né la persona con HIV né il partner.
I vaccini: quali esistono, chi può farli e quando
Il quadro netto, prima di tutto il resto. Esistono vaccini che prevengono infezioni sessualmente trasmesse contro HPV, epatite B, epatite A e mpox. Non esistono vaccini disponibili contro HIV, sifilide, clamidia, gonorrea, herpes e trichomoniasi. Secondo la scheda OMS sulle IST del 10 settembre 2025, i candidati contro herpes simplex, clamidia e gonorrea sono in fase clinica precoce, quelli contro sifilide e trichomoniasi ancora in fase preclinica.
| Vaccino | Contro che cosa | Chi può farlo | Quando e quante dosi | Dove |
|---|---|---|---|---|
| Anti-HPV | Infezione da papillomavirus e tumori HPV-correlati | Offerta attiva e gratuita a ragazze e ragazzi dall'11° anno di vita; in caso di adesione ritardata la gratuità è mantenuta almeno fino ai 18 anni compresi per i maschi e almeno fino ai 26 anni compiuti per le femmine, con offerta attiva alle venticinquenni non vaccinate; indipendentemente dalla coorte di nascita è raccomandata e gratuita alle persone con infezione da HIV e agli uomini che fanno sesso con uomini | 2 dosi a 5-13 mesi di distanza da 9 a 14 anni; 3 dosi a 0, 2 e 6 mesi dai 15 anni e nei gruppi a rischio | Servizio vaccinale della ASL |
| Anti-epatite B | Infezione da HBV | Obbligatoria per tutti i nuovi nati dalla legge 27 maggio 1991 n. 165; raccomandata e gratuita a conviventi e contatti di persone HBsAg positive, compresi i partner sessuali, a chi ha partner sessuali multipli o un'altra IST in corso, agli uomini che fanno sesso con uomini, agli operatori sanitari, alle persone che usano droghe iniettive, alle persone da aree ad alta endemia | 3 dosi nel primo anno di vita, dentro l'esavalente; nell'adulto 3 dosi a 0, 1 e 6 mesi, con schedule accelerate per le esposizioni recenti | Servizio vaccinale della ASL |
| Anti-epatite A | Infezione da HAV, che si trasmette anche per via oro-fecale nei rapporti | Raccomandato a uomini che fanno sesso con uomini, persone che usano droghe iniettive, persone con epatopatia cronica, con HIV o con epatite C, persone senza dimora | Secondo scheda tecnica e indicazione del servizio | Servizio vaccinale della ASL |
| Anti-mpox, MVA-BN | Infezione da virus mpox | Criteri della circolare del Ministero della Salute del 10 febbraio 2025 n. 3951 | 2 dosi ad almeno 28 giorni di distanza, dai 12 anni; 1 dose per chi è già stato vaccinato contro il vaiolo; post-esposizione entro 4-14 giorni | Servizi individuati dalla Regione |
| Gonorrea, HIV, sifilide, clamidia, herpes, trichomoniasi | Nessun vaccino disponibile | Non applicabile | Non applicabile | Non applicabile |
HPV, e la domanda vera
Il calendario nazionale vaccinale e il Piano nazionale prevenzione vaccinale 2023-2025, approvati in Conferenza Stato-Regioni nell'agosto 2023 e pubblicati in Gazzetta Ufficiale il 21 agosto 2023, prevedono l'offerta gratuita e attiva dal compimento dell'undicesimo anno di vita a ragazze e ragazzi e l'estensione alle venticinquenni non vaccinate in occasione dello screening cervicale. Il limite dei 18 anni per l'adesione ritardata non vale per entrambi i sessi, ed è una confusione che costa: il Piano chiede di mantenere la gratuità almeno fino ai 18 anni compresi per i maschi e almeno fino ai 26 anni compiuti per le femmine. Una ragazza di 22 anni mai vaccinata non è fuori tempo massimo. Nota che i 26 anni della vaccinazione e i 25 di inizio dello screening cervicale (sezione 8) sono due soglie diverse e non vanno confuse: sono vicine, ma non coincidono. Molte Regioni hanno poi esteso l'offerta gratuita a coorti aggiuntive con delibere proprie: chi vuole vaccinarsi da adulto deve verificare nella propria.Fuori dal conteggio delle coorti c'è una seconda strada, che riguarda da vicino chi legge questa guida: indipendentemente dall'età e dalla coorte di nascita, il Piano nazionale prevede l'offerta raccomandata e gratuita della vaccinazione anti-HPV alle persone con infezione da HIV e agli uomini che fanno sesso con uomini, oltre che alle persone immunodepresse. In questi casi la schedula è a 3 dosi. L'attuazione passa dal servizio vaccinale della ASL, e il costo pieno del nonavalente è una barriera abbastanza reale da rendere utile chiederlo.
Quanto funziona, su dati di popolazione e non di laboratorio. In Inghilterra, rispetto alle coorti non vaccinate, l'incidenza di cancro della cervice è risultata inferiore dell'87% (IC 95% 72-94) fra le donne vaccinate a 12-13 anni, e quella di CIN3 inferiore del 97% (IC 95% 96-98); entro il 30 giugno 2019 si contavano 448 tumori della cervice in meno dell'atteso (Falcaro et al., Lancet 2021). In Scozia non è stato registrato alcun caso di cancro cervicale invasivo fra le donne vaccinate a 12 o 13 anni, indipendentemente dal numero di dosi (Palmer et al., JNCI 2024).
Serve se ho già avuto rapporti? Sì, con un beneficio minore, e la ragione è precisa. L'efficacia nel prevenire le lesioni precancerose è del 90-100% nelle donne mai esposte ai tipi contenuti nel vaccino e scende intorno al 50% quando si includono anche le donne già infettate e i cicli vaccinali incompleti (ISS). Il vaccino è preventivo e non terapeutico: non cura le infezioni in corso né le lesioni già presenti. Ma il vaccino nonavalente copre nove tipi di HPV, ed essere già stati esposti a uno non toglie la protezione verso gli altri otto — la probabilità di essere già stati esposti a tutti e nove è remota. Negli Stati Uniti, fra 27 e 45 anni, non è una raccomandazione di routine ma una decisione condivisa con il medico, perché in quella fascia il beneficio medio è minore.
Il vaccino non sostituisce lo screening cervicale, che resta il percorso descritto nella sezione 8.
Epatite B, e il dato più utile per un lettore adulto
La legge 27 maggio 1991 n. 165 ha reso obbligatoria la vaccinazione anti-epatite B per tutti i nuovi nati nel primo anno di vita e, contemporaneamente, per i dodicenni: la vaccinazione degli adolescenti è proseguita fino al 2003, quando i dodicenni appartenevano ormai a coorti già vaccinate alla nascita e le due coperture si sono saldate. Tradotto, e sono dodici coorti che di solito spariscono dal racconto: chi è nato in Italia dal 1991 in poi è stato vaccinato alla nascita, e chi è nato all'incirca fra il 1979 e il 1991 è stato vaccinato a 12 anni. Chi è nato prima del 1979 di norma non è vaccinato, salvo vaccinazione volontaria o per appartenenza a una categoria a rischio. In caso di dubbio non si rifà un ciclo a caso: si controlla il libretto vaccinale o si chiede all'ASL. Il vaccino, secondo l'OMS (dati 2024), «offers nearly 100% protection», con una protezione che dura almeno 20 anni e probabilmente per tutta la vita. La copertura italiana è del 94% nella coorte di nascita 2019, sotto la soglia OMS del 95%, e nel 2022 il sistema di sorveglianza SEIEVA dell'ISS ha registrato 14 casi di epatite B acuta che sarebbero stati prevenibili con la vaccinazione.Il caso della gonorrea, da scrivere con precisione
In Italia non esiste un vaccino contro la gonorrea, e nessun vaccino antimeningococco B è autorizzato o raccomandato per questa indicazione. Nel Regno Unito, dal 1° agosto 2025, è in corso un programma che offre il vaccino antimeningococco B a uomini gay e bisessuali ad alto rischio, avviato sulla base di studi osservazionali che stimavano una protezione fra il 33% e il 47%. Poi è arrivato il trial randomizzato: GoGoVax, doppio cieco e controllato con placebo, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel luglio 2026, non ha mostrato alcun effetto, con un incidence rate ratio di 1,01 (IC 95% 0,80-1,25, p=0,97). Il JCVI britannico nel giugno 2026 ha mantenuto il programma in attesa dei dati reali, argomentando che il trial misurava la protezione individuale mentre il programma punta anche all'effetto di popolazione. È una vicenda aperta, e chiunque scriva «esiste un vaccino contro la gonorrea» sta semplificando un fatto che oggi è in discussione.Una buona notizia, per chiudere la sezione
I condiloma ano-genitali sono l'unica infezione sessualmente trasmessa in calo strutturale in Italia: 2.097 casi nel 2024, dopo una riduzione del 21,4% fra il 2021 e il 2023 e una stabilizzazione nel 2024. L'ISS attribuisce quella riduzione «molto probabilmente» all'efficacia delle campagne vaccinali anti-HPV. È l'unica infezione contro cui esiste un vaccino a larga diffusione, ed è l'unica che scende.Domande frequenti
Ho fatto il test una settimana dopo il rapporto ed è negativo: posso stare tranquillo?
No. Il periodo finestra è il tempo che deve passare fra l'esposizione e il momento in cui quel test diventa attendibile, e dentro quel tempo un risultato negativo non esclude nulla e non riduce il rischio. Per clamidia e gonorrea servono 14 giorni dall'esposizione, per la sifilide tre mesi, per l'HIV il numero da ricordare è 45 giorni con il test di laboratorio di quarta generazione: è la soglia più protettiva, quella delle linee guida britanniche, mentre il riferimento italiano dell'ISS ne indica 40 ed è il meno conservativo dei due. Con i test rapidi e l'autotest servono 90 giorni. Per l'epatite B non c'è un numero solo: HBsAg e HBsAb a 12 settimane, più un HBsAg a 6 mesi se l'HBsAb resta sotto 10 IU. Si conta dall'ultima esposizione, non dal giorno del test.
Il preservativo mi protegge da tutto?
No, e la ragione non è la qualità del materiale. Il preservativo copre il pene e fa da barriera ai fluidi: contro HIV, gonorrea, clamidia e trichomoniasi la protezione è alta. HPV, herpes e sifilide passano anche per contatto fra cute e mucose, cioè da aree che il preservativo non copre, come scroto, perineo, regione pubica e inguine. Gli studi di laboratorio mostrano che il lattice è impermeabile anche ai patogeni più piccoli: il limite è geometrico, non del materiale.
Si può prendere qualcosa con il sesso orale?
Sì. La gonorrea faringea è prevalentemente asintomatica e quindi passa inosservata, secondo la linea guida britannica del 2025. L'herpes genitale è oggi causato sempre più spesso da HSV-1, il virus storicamente orolabiale. La sifilide si trasmette per contatto con la lesione, e i sifilomi extragenitali, più spesso orali, possono passare inosservati. Il tampone faringeo esiste proprio per questo, ma viene eseguito in base al tipo di rapporti riferiti, non automaticamente: va detto al medico.
Sono in coppia stabile da anni: può comparire adesso qualcosa?
Sì, e non dimostra nulla su nessuno. La linea guida britannica sull'herpes anogenitale del 2024 scrive che in alcuni casi i sintomi compaiono anni dopo l'infezione; HPV, sifilide latente ed epatiti croniche possono restare silenti a lungo. Nella grande maggioranza dei casi una diagnosi non è databile, quindi non ricostruisce una cronologia né identifica chi ha trasmesso che cosa. La cosa utile è testarsi entrambi e curarsi, non stabilire responsabilità che le fonti dicono non stabilibili.
Il test HIV è gratuito e anonimo?
Gratuito sì, nelle strutture pubbliche: lo prevede il decreto legislativo 124 del 1998, articolo 1 comma 5 lettera b, per chi appartiene a categorie a rischio, ha avuto comportamenti a rischio o è stato incidentalmente esposto. Le persone straniere, anche senza permesso di soggiorno, accedono alle stesse condizioni. Anonimo dipende dal centro: alcuni non chiedono alcun documento, altri sono confidenziali. In entrambi i casi la legge 135 del 1990 stabilisce che il risultato può essere comunicato soltanto alla persona interessata.
La clamidia rende sterili?
Non trattata, la clamidia può risalire all'apparato genitale superiore: l'ECDC stima che fra il 10% e il 30% delle donne con clamidia genitale sviluppi una malattia infiammatoria pelvica, che a sua volta può lasciare aderenze alle tube, all'origine di circa il 40% delle gravidanze ectopiche e di una parte dell'infertilità tubarica; negli uomini può dare epididimite, orchite e prostatite. Quello che le stime recenti hanno ridimensionato (IUSTI 2025) è l'entità di quel rischio rispetto a quanto si credeva per anni, e con essa il beneficio dello screening di massa degli asintomatici, per cui la linea guida giudica scarse le prove: non il motivo per cui un'infezione diagnosticata va trattata subito. La terapia elimina il rischio, e lo schema di riferimento è la doxiciclina per sette giorni, ma va prescritto dal servizio che fa la diagnosi, insieme al trattamento del partner: nessun antibiotico per una IST va assunto per conto proprio o recuperato da confezioni avanzate.
Ho avuto un rapporto a rischio ieri notte: che cosa faccio ora?
Se c'è stato un rischio di esposizione all'HIV, la profilassi post-esposizione va iniziata il prima possibile e comunque non oltre 72 ore: si va al pronto soccorso o a un centro di malattie infettive, senza aspettare. Il ciclo dura 28 giorni. Alcune pagine italiane indicano ancora 48 ore, ma l'OMS nel 2024 e i CDC nel 2025 fissano il limite a 72: se sono passate più di 48 ore ci si presenta lo stesso. I test si faranno dopo, con tempi propri.
Il vaccino HPV serve se ho già avuto rapporti?
Sì, con un beneficio minore ma reale. Il vaccino nonavalente copre nove tipi di papillomavirus: essere già stati esposti a uno non toglie la protezione verso gli altri otto, e la probabilità di averli incontrati tutti e nove è remota. Non cura le infezioni già presenti, perché è preventivo e non terapeutico, e non sostituisce lo screening cervicale. In Italia la gratuità dipende in genere dalla coorte di nascita e dalla Regione, ma con due eccezioni che valgono per chiunque: indipendentemente dalla coorte, il Piano nazionale prevede l'offerta raccomandata e gratuita alle persone con infezione da HIV e agli uomini che fanno sesso con uomini, con schedula a 3 dosi. E il limite dei 18 anni per l'adesione ritardata riguarda i maschi: per le femmine la gratuità è mantenuta almeno fino ai 26 anni compiuti. Si verifica al servizio vaccinale della ASL.
Conclusioni: cinque cose da portarsi via
1. «Sto bene» non è un'informazione diagnostica. La maggior parte di queste infezioni, nella maggior parte delle sedi, non dà sintomi: dal 70-95% delle clamidie genitali femminili ai due terzi di chi acquisisce HSV-2 senza accorgersene, fino al retto e alla faringe, che restano muti quasi sempre. Il silenzio non è un segnale di assenza.
2. Un test fatto troppo presto non è un test negativo: è un test non ancora fatto. Il conteggio parte dall'esposizione, e se le esposizioni sono state più di una parte dall'ultima. Per l'HIV il numero su cui regolarsi è 45 giorni per i test di laboratorio di quarta generazione — la soglia più protettiva fra i 40 giorni del riferimento italiano e i 45 delle linee guida britanniche — e tre mesi per autotest e test rapidi. Per clamidia e gonorrea sono 14 giorni; per la sifilide tre mesi; per l'epatite B non un numero solo, ma HBsAg e HBsAb a 12 settimane e un HBsAg a 6 mesi se l'HBsAb resta sotto 10 IU.
3. Il preservativo resta lo strumento centrale, e i suoi limiti sono di geometria, non di qualità. Protegge molto dalle infezioni che passano dai fluidi, meno da quelle che passano per contatto fra cute e mucose, perché non copre tutta l'area coinvolta. Ma oggi non è più solo: accanto ci sono i vaccini, la PrEP, la PEP e la terapia come prevenzione.
4. Due delle dieci infezioni di questa guida si prevengono con un vaccino — HPV ed epatite B — e sei si curano fino alla guarigione, epatite C compresa, dove gli antivirali ad azione diretta superano il 95% di guarigioni. A quei due vaccini si aggiungono quelli contro epatite A e mpox, rilevanti per la trasmissione sessuale ma fuori dall'elenco delle dieci; contro HIV, sifilide, clamidia, gonorrea, herpes e trichomoniasi non esiste alcun vaccino disponibile. Tre si controllano senza eliminarle, e in una di queste — l'HIV in terapia efficace — la trasmissione sessuale è azzerata.
5. L'unica cosa che non funziona è non fare il test. Nel 2024, in Italia, il 40,3% delle nuove diagnosi di HIV è arrivato con meno di 200 CD4 e l'83,6% delle diagnosi di AIDS riguardava persone che avevano scoperto l'infezione nei sei mesi precedenti. Non è un problema di comportamento: è un problema di accesso, di informazione e di tempi. E vale la pena ripeterlo: le infezioni si prendono, non si meritano.
Se dovete ricordare tre numeri
• 72 ore: il limite esterno per iniziare la profilassi post-esposizione all'HIV, idealmente entro 24. Pronto soccorso o centro di malattie infettive.
• 45 giorni: quando un test HIV di laboratorio di quarta generazione diventa conclusivo. È la soglia su cui regolarsi, quella del 99° percentile britannico; il riferimento italiano dell'ISS ne indica 40, ed è il meno conservativo dei due. Novanta giorni per i test rapidi e per l'autotest.
• 800 861 061: il Telefono Verde AIDS e IST dell'Istituto Superiore di Sanità, anonimo e gratuito, dal lunedì al venerdì dalle 13.00 alle 18.00.
Questa guida non sostituisce una valutazione medica e non contiene diagnosi né prescrizioni. Per i test e le terapie ci si rivolge a un ambulatorio IST, a un centro di malattie infettive o a un consultorio familiare; per la profilassi post-esposizione al pronto soccorso entro 72 ore; per i vaccini al servizio vaccinale della ASL; per lo screening cervicale al programma della propria Regione. Sul versante della prevenzione della gravidanza, il quadro completo è nella guida su contraccezione: tutti i metodi a confronto.
Informazioni verificate all'11 agosto 2026. Le sezioni 8 e 10 contengono elementi normativi e programmatici in evoluzione: lo stato della proposta di legge sull'accesso al test per i minorenni e il programma britannico di vaccinazione contro la gonorrea vanno riverificati alla data di lettura.
Avviso. Questo articolo ha finalità informative e divulgative e non sostituisce il parere di un medico o di un altro professionista sanitario. Prima di intraprendere qualsiasi trattamento, terapia o cambiamento nelle proprie abitudini, consulta sempre il tuo medico.
Fonti: Istituto Superiore di Sanita' ed EpiCentro, dati al 31 dicembre 2024; OMS, schede IST ed epatiti (2024-2025); BASHH, linee guida 2021-2025; IUSTI Europa 2025; BHIVA/BASHH, Adult HIV Testing Guidelines 2020 e PEP 2021; CDC, STI Treatment Guidelines 2021 e MMWR; UKHSA Green Book (2026); Piano nazionale prevenzione vaccinale 2023-2025; DPCM 24 novembre 2017
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